Melbourne, dietro le quinte: come nasce un circuito se non è permanente

martedì 12 marzo 2013 · Esclusive

Cinquanta giorni per allestire, meno di trenta per smantellare. A Melbourne prende forma il circuito che dal 1996 ospita in pianta stabile il Gran Premio d’Australia e che il 17 marzo apre il Mondiale 2013 di Formula 1.

Se una pista non è permanente, il processo di preparazione è sempre complesso. Estremamente complesso nel caso dell’Albert Park, perché per le operazioni di allestimento non bastano le autorizzazioni del governo, ma ci vogliono anche quelle di un certo numero di associazioni locali.

Craig Moca, che cura i lavori per conto del comitato organizzatore, a F1WEB.it spiega: “Ci sono delle differenze nelle procedure di ispezione tra una pista permanente ed una che non lo è. Ciò è dovuto ovviamente al fatto che un tracciato temporaneo è pronto solo pochi giorni prima della gara, quindi non può essere fisicamente ispezionato durante l’anno”.

I controlli allora si basano su uno scambio fitto di disegni tecnici tra la FIA e le autorità locali: “Questo permette di assicurare che tutti i dettagli richiesti vengono inclusi nella programmazione e che alla fine i piani siano accuratamente messi in pratica quando si allestisce la pista”.

All’Albert Park l’ispezione definitiva si tiene solo due giorni prima del via delle prove libere, quando il tracciato assume materialmente la fisionomia definitiva: “Ci sono delle sezioni che vengono impiegate esclusivamente per la gara, per esempio i parcheggi alle curve 4 e 9 diventano parte della pista. Anche la pit-lane è usata soltanto per l’evento”. 

Il resto lo raccontano i numeri: 290 mila ore di lavoro per mettere in piedi 34 mila metri quadrati di padiglioni e posizionare 34 chilometri di barriere temporanee e 35 di cavi elettrici, facendo la spola tremila volte tra la pista e l’area di stoccaggio del materiale ad Altona. E tutto per un solo week-end di furiosa passione.

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