Brake-by-wire, anche in Formula 1: cos’è, come funziona, a chi piace

mercoledì 12 febbraio 2014 · Tecnica

Sulle auto di serie il primo esemplare l’ha sviluppato Bosch in collaborazione con Daimler Chrysler e l’ha fatto debuttare sulla Mercedes SL. Il concetto si chiama brake-by-wire, praticamente il controllo dei freni con mezzi elettronici: misura la pressione sul pedale del freno, la compensa e in tempo reale determina la potenza da trasmettere alle pinze. Di fatto, un contributo notevole nella direzione della sicurezza attiva degli autoveicoli.

Dal 2014 la Formula 1 adotta lo stesso principio, limitatamente all’asse posteriore per migliorare l’interazione con i sistemi di recupero d’energia. Che fondamentalmente si ricaricano ancora quando il pilota toglie gas e schiaccia il freno, ma rispetto al vecchio kers accumulano una carica massima cinque volte maggiore. Di qui la necessità di intervenire sui transitori per modulare la frenata e stabilizzare il retrotreno.

Il cervello sta ovviamente nella centralina elettronica. Non a caso, la Ferrari nella scheda di presentazione della F14-T scriveva che “i regolamenti del 2014 hanno richiesto un corposo aggiornamento ed ampliamento del software“.

Ai test di Jerez, non tutti hanno preso confidenza, con differenze pesanti anche nello stesso box. Alla Williams, per esempio. Bottas dopo le prove diceva: “Il pedale del freno è abbastanza diverso, un po’ più rigido, il che non mi dispiace”. Massa invece confessava: “Devo ancora migliorare il modo in cui freno. Certe volte è strano”.

Le difficoltà le ha trovate pure la Sauber, che s’è messa a riprogettare tutto il sistema perché più volte Sutil e Gutierrez andavano al bloccaggio in staccata. Monisha Kaltenborn puntualizza: “Non solo i piloti erano scontenti del brake-by-wire. Anche i tecnici e gli ingegneri”. Le prime modifiche, il team ha cercato di farle direttamente in pista: “Ma abbiamo tanto margine per migliorare”.

Bottas, Ferrari, Massa, Sauber, Sutil, Williams,