Gran Premio d’Ungheria 2014, gara

domenica 27 luglio 2014 · Race highlights

Nelle mani giuste, in determinate condizioni, in concomitanza con allineamenti astrali favorevoli, la Ferrari non è la “macchina di m***a” che dice Lauda. È “sorpresa piacevole” il secondo posto di Alonso, matura da un rischio obbligato: gli ultimi trenta giri con lo stesso treno di pneumatici per cercare la vittoria. Funziona contro Hamilton, non va a segno contro Ricciardo che a tre giri dalla fine passa e vince.

Mr. Smile. La prima safety car gli dà una mano, la seconda rischia di mandare tutto all’aria. Il pericolo più grande, comunque, Ricciardo lo corre a metà gara, urla che il motore lo sta abbandonando, fa un passaggio cinque secondi più lento. La reazione della Red Bull è impeccabile: “Mi hanno detto quali settaggi dovevo cambiare. Ha ripreso a funzionare tutto”.

Un diavolo in me. Per trovare pace si mette al collo due rosari, scatta dai box e spera: “Mi va bene se faccio un punto”. Invece Hamilton chiude terzo con un’altra impresa. Che per le caratteristiche di Budapest è meno scontata di quella d’Hockenheim. Ma Luigino la frittata la rischia dopo trecento metri, quando a freni freddi si giri alla seconda curva.

Beghe di squadra. Meno di tutti si augurava la pioggia, più di tutti aveva da perderci: resta Rosberg il leader del mondiale, ma la sua è una corsa opaca che gli dà solo il quarto posto, mezzo secondo dietro a Hamilton che partiva dal bosco. La Mercedes nell’ultimo stint vuole il gioco di squadra a favore di Nico che è ancora in debito di un pit-stop, Lewis non si fida, resta davanti e ci vede giusto. Perché col senno del poi, pure Lauda conviene: “Alla fine ha fatto bene a ignorare gli ordini”.

Che schianti! Sbatte Ericsson sul bagnato e chiama in pista la safety car che deve trattenersi più del dovuto perché proprio in regime di bandiere gialle esce Grosjean. Poi tocca a Perez che perde il controllo in uscita dall’ultima curva e impatta sul muretto del rettilineo. Nello stesso punto si gira pure Vettel. Lui però il muro lo sfiora soltanto. Di un niente.

Usato garantito. L’incendio di sabato ha danneggiato “praticamente tutto”, svela Paddy Lowe, sulla Mercedes di Hamilton. Per quanto possibile il team gli ha assemblato una macchina nuova di zecca, ma per non penalizzarlo nel conto dei componenti del motore ha recuperato un po’ di elementi dalle vecchie unità.

Burocrazie. È un dettaglio, ma la dice lunga sui formalismi che inchiodano lo sport: Lotus e Mercedes hanno dovuto inoltrare una richiesta ufficiale alla Fia per chiedere che Maldonado e Hamilton si schierassero nonostante non avessero tempi in qualifica. E la direzione gara con una nota ha sottolineato che “quest’autorizzazione non costituisce un precedente”.

Incroci pericolosi. Dal blog di Joe Saward: “Fernando Alonso visita la Williams”. Omonimo di Matador, è un ingegnere aeronautico, lavora in Airbus dal 1982, ha sulle spalle tremila ore di volo e gestisce la divisione per i collaudi. È stato alla factory di Grove per incontrare sir Frank.

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