Gran Premio di Abu Dhabi 2014, qualifiche

sabato 22 novembre 2014 · Race round-up

La sfida ce l’hanno nel sangue. Dice Kubica: “Me li ricordo che facevano a gara anche a chi finiva prima la pizza, quei due là”. È il campionato di Hamilton contro Rosberg, loro i protagonisti, gli altri le comparse. Anche nell’ultima qualifica del 2014: Nico davanti, 3 decimi più veloce di Lewis. Poi la Williams altri 3 decimi più dietro.

Psycho. Mettere pressione, è l’unico gioco che può fare e lo fa benissimo: Rosberg piazza la pole più importante nello sviluppo psicologico del Mondiale. Il resto sono frecciatine. In conferenza stampa scherza con Bottas: “Dice che ha fatto un giro buono. Poteva farlo meglio e si sarebbe infilato tra noi due”.

Red Bull ti mette le ali (flessibili). Flette oltre il consentito l’ala anteriore della Red Bull: la Fia cancella i tempi di Vettel e Ricciardo che perdono la terza fila e finiscono in fondo, con obbligo di partenza dai box.

Time to say goodbye. Venerdì perde tutte le seconde libere, sabato mattina oltre mezza sessione. Gira poco Alonso, deve cambiare tutta l’unità motrice, ne ripesca una già usata. Si qualifica decimo nella corsa dell’addio al Cavallino, alle spalle di Raikkonen che lo batte per la terza volta nell’anno.

La conversione delle sanzioni. Grosjean si porta in gara la penalità delle qualifiche. La sostituzione combinata di tre elementi del motore lo fa arretrare di venti posizioni, lui si piazza sedicesimo, quindi può scontarne solo quattro e le altre non può rinviarle perché il mondiale si chiude. La Fia le trasforma e gli assegna 10 secondi di stop-and-go.

Dillo col casco. L’ultima corsa con le squadre che hanno creduto in loro, Alonso e Vettel salutano con un casco speciale. Matador sfoggia le firme dei meccanici su sfondo cromato. Seb invece scrive “danke” sulla calotta; il team ricambia e glielo scrive sulla piazzola del garage.

Alcolisti anonimi. Non si beve nel mondo arabo, diventa anonima la livrea della Williams che deve cancellare i marchi di Martini, come già a Sakhir. Ma adesso i loghi di liquori e affini rischiano il divieto anche in Europa perché le sponsorizzazioni sono in contraddizione con la direttiva che vieta l’associazione tra guida e marketing dell’alcol.

Yas forever. Girano il petrolio, i soldi, gli yacht e le gnocche a Yas Island che estende il contratto oltre il 2016. Ecclestone effonde incenso: “Quando ci venimmo la prima volta pensavo che prima o poi questa pista sarebbe stata superata. Ma oggi penso che mai si potrà fare di meglio. L’isola si trasforma ogni anno”. Nelle strutture sì, ma il circuito resta scialbo.

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