Vettel, la stampa e la fabbrica d’entusiasmo: se l’ammirazione diventa venerazione

lunedì 8 dicembre 2014 · Mass media

È fervore genuino: “Ti senti davvero speciale quando diventi parte di tutto questo”. Si cala nella realtà di Maranello, sente il brivido del mito, scopre che “si vestono davvero tutti quanti di rosso”, vive una favola Sebastian Vettel, la rete e la carta stampata la scrivono e l’amplificano.

Stilla miele il sito della Ferrari: Vettel “non si è limitato”, con Arrivabene già dimostra “una sintonia di vedute”, con Allison “ha definito una tabella di marcia” per risollevare il Cavallino Rampante.

È dio in terra e mito in macchina ‘sto nuovo inquilino, l’ultima carta su cui il popolo della rossa se la sente di scommettere dopo sei anni a secco. Un’onda che travolge e sbilancia l’informazione sulle testate maggiori. Autosprint: “Ha già impressionato per la meticolosità quasi maniacale del lavoro e la capacità di comunicazione con gli ingegneri”, s’è messo a frequentare un corso d’italiano, mangia i tortellini e si mantiene leggero. “Diligente, molto concentrato e motivato”, l’annotazione di Cristiano Chiavegato sulla Stampa.

Sconfina nella commedia la Gazzetta dello Sport, piazza in prima pagina un titolone da febbre rossa: “Vettel va più veloce di Alonso”, ovvero “batte il tempo d’esordio dello spagnolo”. Macchine diverse, gomme diverse, asfalto diverso, un confronto che chiaramente non sta in piedi però alza la tiratura. O forse l’abbassa, chissà.

La postilla di Sport Mediaset: “Seb è stato perfetto, cosa che non aveva fatto Michael Schumacher andando a sbattere contro le barriere al suo primo giorno in rosso”.

È un fenomeno che merita indagine, la fabbrica dell’entusiasmo superfluo intorno a chi è talento in pista e uomo squadra nel box anche senza l’iperbole mediatica. Succedeva già con Fernando Alonso. Ma qui a leccare s’anticipano i tempi.

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