Biografia di John Surtees: da oggi è comandante dell’impero britannico

giovedì 31 dicembre 2015 · Amarcord

È il giorno in cui la Gran Bretagna comunica la lista delle nomine per le onorificenze dell’impero nell’anno nuovo. E normalmente non tralascia le personalità di spicco dello sport. Da oggi si guadagna il grado di comandante dell’impero britannico, Commander of the British Empire, CBE, anche John Surtees, già membro dell’impero (MBE) dal 1959 per i successi sulle moto, ufficiale (OBE) nel 2008.

Calmo, controllato. L’unico col doppio titolo di auto e moto. Una leggenda, ma di quelle autentiche. È lui “il figlio del vento” prima che l’appellativo se lo prenda Carl Lewis. A cena con Hawthorn una sera aveva promesso: “Voglio restare un motociclista”. E lui gli aveva risposto: “Guarda che le macchine sono più facili da tenere in piedi”.

È una squalifica il primo risultato della carriera: vince in coppia col papà in sidecar, viene estromesso quando si scopre che non ha ancora quindici anni. Su Norton batte Geoff Duke a Silverstone e Brands Hatch nel 1955. Lì parte la scalata: vince sette titoli in moto, passa con disinvoltura da due a quattro ruote nell’epoca in cui comincia a contare la specializzazione. Nel ‘59 il test con la Vanwall, poi il debutto a Monaco in Formula 1 l’anno dopo.

Lascia subito il segno: arriva secondo nella seconda gara, fa la pole position a quella dopo, si ritira per via di un radiatore mentre è in testa. Dal 1961 si dedica solo alla Formula 1, rifiuta la Lotus perché non gli aggrada la prospettiva di fare lo scudiero di Clark, quindi firma con la Yeoman che schiera una vecchia Cooper.

L’adocchia Enzo Ferrari che lo porta al titolo nel 1964: Surtees a Monza ricompone lo squarcio della classifica, Bandini in Messico gli lascia il secondo posto che gli dà il mondiale per un punto su Graham Hill.

La Ferrari l’anno dopo non vale Lotus e Brm. Lui a settembre quasi s’ammazza a Mosport nei test della Lola T70 per il campionato Can-Am, ma nel 1966 sfodera una prestazione maiuscola a Spa, vince a nove mesi dall’incidente.

Il disastro arriva dopo, sportivamente parlando: in contrasto perenne con Eugenio Dragoni, il direttore sportivo, lascia la rossa per raggiungere provvisoriamente la Cooper per finire il campionato in cui si classifica secondo dietro a Brabham.

L’anno dopo è all’Honda, ci resta due anni e vince solo una gara. Della quale vale la pena scrivere un paio di righe perché quella è un’impresa: lui e Brabham giovano del ritiro di Clark e chiudono in volata, sul rettifilo d’arrivo Surtees non sale di marcia per non perdere lo spunto, decide per un fuorigiri astronomico che gli dà la vittoria per due decimi di secondo.

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