Perché le buche sulla strada ci fanno consumare (e spendere) di più

sabato 21 gennaio 2017 · Fuoriformula

L’aspetto più grave è che sono pericolose, una minaccia per automobilisti, motociclisti e pedoni. L’aspetto mediamente grave è che le buche sulla strada ci fanno anche consumare di più perché le vibrazioni longitudinali della ruota dovute agli urti disperdono l’energia per l’avanzamento.

L’ha dimostrato nel 2012 uno studio di ingegneria civile del Massachusetts Institute of Technology. Tra parentesi, è chiaro che consumi maggiori significano anche inquinamento maggiore, fino a 40 milioni di tonnellate di anidride carbonica in più rispetto a quanta se ne produrrebbe con un asfalto più resistente a danni e usura.

È una questione che ciclicamente si ripropone con l’inverno: le escursioni termiche, anche quelle estive comunque, determinano le crepe nell’asfalto in cui va a infilarsi soprattutto l’acqua piovana. E una volta che la crepa comincia ad allargarsi, il traffico fa il resto.

Il progresso ha trovato materiali nuovi e metodi nuovi. Le buche però non scompaiono mai. Qui il discorso s’intreccia con il business dell’asfalto, quel mercato sempre fruttuoso in cui le ditte si aggiudicano gli appalti al ribasso e poi risparmiano sull’opera, così una strada da rifare c’è sempre. Insomma le buche ci fanno spendere di più. In tutti i sensi.