Perché nel 2017 le macchine di Formula 1 hanno la pinna di squalo sul cofano motore

martedì 28 febbraio 2017 · Tecnica

Tornano le vele dietro all’airscope, le pinne di squalo sul cofano motore. E sono molto simili a quelle che la Fia nel 2004 chiedeva di montare per maggiorare artificiosamente lo spazio per gli sponsor, dal momento che il cofano stava diventando una pelle sul motore e quindi non c’era molto per metterci un logo.

Al di là delle questioni commerciali, una funzione prettamente aerodinamica la vela ce l’ha, in curva deve allontanare le turbolenze che viaggiano verso l’ala posteriore. Poi nel 2009 è arrivata la riforma dell’aerodinamica e allora certe appendici, pinne comprese, sono diventate fuorilegge.

Oggi con il nuovo regolamento l’ala posteriore è più bassa, è più facile che venga investita dalle turbolenze che arrivano dall’avantreno. Da qui, la necessità di tornare alle vele. Eventualmente aggiungendo pure un’ala a T come quella della Ferrari.

Esteticamente non è il massimo. Ma Horner sostiene che da parte della Red Bull – che per conto della Fia aveva messo mano alla bozza del nuovo regolamento – in sede di Gruppo Strategico era scattato l’allarme nel timore che le squadre potessero ricorrere a questa soluzione “che aggiunge poco alla prestazione”, ma rappresenta un pugno nell’occhio. Eppure la mozione per mettere un cavillo che vietasse le vele non è passata.

Poi ovviamente c’è pinna e pinna. Per dire: è appena pronunciata quella della Mercedes, media quella della Ferrari, enorme e antiestetica quella della Force India. Questo perché chi corre con un assetto picchiato verso il basso – tipo Red Bull o tipo Mercedes, appunto – riesce a convogliare i flussi sotto la vettura, per cui le turbolenze sono minime e non c’è ragione per aggiungere un altro pezzo alla scocca.

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