Con questo algoritmo la Fia ha misurato le prestazioni dei motori. Negando l’equalizzazione

mercoledì 3 maggio 2017 · Tecnica

Il principio è quello di impedire che si allarghi la forbice tra chi sa fare i motori e chi ancora annaspa. Tra Mercedes e Honda, per fare due nomi. La Federazione perciò già nel 2016 ha elaborato un algoritmo per misurare le prestazioni e tradurle in un indice sintetico per il quale ha il benestare dei motoristi a valle di un accordo “sul quale fu discusso per ore”, diceva Whiting a Sochi.

Della spiegazione tecnica un anno fa s’è già occupato Fabrice Lom, ex Renault, l’uomo della Fia che nel 2014 s’era fatto carico di motivare alla stampa la squalifica della Red Bull di Ricciardo a Melbourne.

Riferisce che il sistema della Fia praticamente si basa sulle simulazioni: “Abbiamo gli strumenti per simulare tutto, calcolare la performance dell’unità motrice e trasformarla in un indice di riferimento. Con questi motori non può essere solo una questione di cavalli”.

Perciò la Fia dopo le prime corse della stagione mette insieme i valori migliori dei parametri di ogni unità sulla base di tutti i giri di gara, evidentemente in fatto di meccanica, elettronica, termodinamica.

Dopodiché ricava le medie e con quella mappatura simula un giro a Barcellona che rappresenta la pista di riferimento. A quel punto stila una griglia virtuale che aggiorna di gara in gara e monitora nell’arco del campionato. Un criterio abbastanza complesso, riconosce Whiting, ma “molto dettagliato per fare una stima usando una serie di dati che solo noi abbiamo”.

Sulla rete s’è propagata un’informazione sbagliata, che la Fia sia chiamata a intervenire quando il gap che viene fuori dall’algoritmo supera 3 decimi: “In realtà – sempre Lom – non c’è niente di prescritto. Se il livello non è quello che ci aspettiamo parte una segnalazione al Gruppo Strategico”. Che stabilisce la misura più appropriata.

Whiting a Sochi è stato pure più esplicito: sulla base dell’accordo del 2016 tra i motoristi, non c’è nessuna equalizzazione coatta quando dalla graduatoria virtuale viene fuori che almeno tre motoristi su quattro stanno dentro il margine di variabilità di performance che la Fia è disposta ad accettare.

Tradotto: allo stato attuale almeno Mercedes, Ferrari e Renault sono in linea con le aspettative della Fia, il che è sufficiente a scongiurare la necessità di un intervento dall’alto finalizzato alla convergenza delle prestazioni. Per cui effettivamente l’Honda è fottuta. Ma pure la Red Bull, che sperava venisse fuori un divario più ampio che concedesse una chance per agganciare Stoccarda e Maranello. 

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