La ricerca del rombo perduto: quando la voglia di rumore vince sulle conquiste tecniche dell’ibrido

venerdì 22 settembre 2017 · Tecnica

Il sibilo dell’ibrido dà la percezione distorta di un motore strozzato, la platea allora chiede più chiasso, in ossequio all’equazione primordiale e sensoriale secondo cui più rumore vuol dire più potenza. La Fia ci sta lavorando dal 2014, l’anno del debutto del turbo V6 iper complicato e ipo roboante.

È diventata una missione, amplificare il rumore per rispondere a contestazioni tendenziose. Non ha funzionato lo scarico a megafono sulla Mercedes. Come pure, ha portato un guadagno risicato di 12 decibel su 100 la differenziazione del condotto d’uscita della turbina dal terminale di scarico della valvola wastegate.

L’ultimo rimedio allora lo sta valutando direttamente Liberty Media, l’applicazione di un microfono in materiale ceramico. Ha tutta l’aria di uno scherzo, ma la fonte è attendibile, un’intervista di Sean Bratches, il direttore commerciale della Fom, alla Reuters:

One of the things that we want to amplify going forward are the sounds of the sport, because they are viscerally moving to fans and critically important in all the research that we do.

Ora, a parte che una voce artificiale non la vogliono nemmeno i puristi, di fondo la ricerca psicotica del rombo perduto diluisce la dimensione della conquista tecnica dell’ibrido. Che rappresenta il futuro per il travaso tecnologico alla produzione di serie, che consuma il 40% di benzina in meno e batte gli aspirati, che ha sfondato – dati della Mercedes al banco prova – la barriera del 50% del rendimento termico là dove i V10 non arrivavano a 30. Del rumore chissenefrega.

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