Hesketh, Wolf, Brawn e mille sorprese: quando i risultati improbabili fanno la storia

domenica 18 febbraio 2018 · Amarcord

Va in scena a Pyeong Chang il Super G più pazzo della storia olimpica, lo vince Ester Ledecka che compete nello snowboard e teoricamente sullo sci non ha ambizioni altrettanto serie. Non ci crede nessuno, nemmeno lei quando guarda il tabellone, nemmeno Anna Veith che già sta festeggiando l’oro. È il risultato improbabile che si materializza, lo sport è bello anche e soprattutto per questo. Ogni sport, anche i motori. Qualche esempio.

Zandvoort 1975. Matura l’unica vittoria dell’Hesketh, il team dell’orsetto col casco bianco, la squadra temeraria e scanzonata di Alexander Fermor che non ha mai vinto né in Formula 2 né in Formula 3. Alla guida, James Hunt: nello stile è il pilota che più s’avvicina a quello del team.

Buenos Aires 1977. La Wolf s’iscrive al suo primo Gran Premio da costruttore completo, gareggia solo con Scheckter che sulla griglia è undicesimo, si porta in testa a cinque giri dalla bandiera a scacchi e vince al debutto.

Long Beach 1983. Watson e Lauda partono in P22 e P23 con le McLaren, rimontano tutto lo schieramento e vanno a vincere. Nelle statistiche il recupero migliore della storia, è determinante, nel bene e nel male, la resa delle Michelin.

Dallas 1984. L’asfalto non regge, la sicurezza è precaria, il caldo è impossibile. Vince Rosberg che s’è fatto mettere a punto un casco refrigerato, è la prima affermazione del sodalizio tra Williams e Honda.

Monte Carlo 1996. Arrivano solamente in tre al traguardo sotto la pioggia. Alla roulette esce il numero fortunato di Panis con la Ligier: “Mi ricorderò per tutta la vita le sirene delle navi nel giro d’onore”.

Spa 1998. Schumacher ha la gara in pugno, doppia Coulthard prima di Pouhon, gli finisce addosso e si ritira, poi va a cercarlo nel box per menarlo. Coulthard ne ha già fatta una al via, la maxi carambola dopo la curva della Source. La Jordan piazza la doppietta a porta vuota con l’ultima affermazione di Damon Hill, perfino la Fia è impreparata, per sbaglio mette l’inno inglese anziché quello irlandese.

Nurburgring 1999. La pioggia annienta i pretendenti all’iride, consegna alla Stewart l’unica vittoria della storia, con Herbert davanti a Trulli e Barrichello. Al box della Ferrari si perdono le gomme di Irvine che aspetta per 27 secondi la posteriore desta.

Interlagos 2003. La pioggia ancora, mette in moto un pandemonio. Trionfa Fisichella, il successo gli viene assegnato a posteriori, quando la Fia ricalcola l’ordine d’arrivo e toglie la vittoria a Raikkonen.

Monza 2008. Vettel vince dalla pole con la Toro Rosso sotto il diluvio: all’epoca è poleman e vincitore più giovane. E negli annali della Formula 1 quella è l’unica vittoria della Ferrari con una squadra cliente.

Melbourne 2009. Si apre la stagione della rivoluzione tecnica, c’è un ribaltamento di valori, Button e Barrichello fanno doppietta all’esordio della Brawn. Un prodigio, quasi come per la Wolf nel ’77. Ma Brawn è più bravo, si porta a casa pure il mondiale.

Barcellona 2012. Maldonado s’impone con la Williams che di punto in bianco torna al vertice. Ma è un caso isolato. Horner è stizzito: “Non sanno nemmeno loro come hanno fatto a vincere”.

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