Caldo e frenatone: perché il Bahrain è un banco di prova durissimo per i freni. Anche più di Monza

mercoledì 4 aprile 2018 · Tecnica

Una sorpresa per tutti era stata la pista di Sakhir al debutto nel 2004, nessuno s’aspettava un banco di prova così severo per l’impianto frenante. Oggi Brembo che equipaggia la maggior parte dei team elabora un indice di difficoltà su scala da 1 a 10, il circuito del Bahrain è ancora tra i più duri e vale 9, solo Montreal, Città del Messico, Abu Dhabi e Singapore fanno 10.

Sembra un’incongruenza dal momento che Monza, quella che universalmente è la pista per eccellenza in fatto di velocità, si ferma a 8. La verità è che l’indice di difficoltà è una media pesata in cui rientrano tanti elementi.

Il clima, per esempio: in Bahrain la temperatura dell’aria facilmente supera i 40 gradi, la gomma ha più grip, l’impianto non respira e la frenata si fa più impegnativa.

L’altro elemento che fa la differenza è il tempo che si trascorre in frenata. In Bahrain i piloti usano i freni per 16 secondi al giro, l’equivalente del 18 per cento della gara.

A Monza invece è vero che si va fortissimo e le staccate sono violentissime, ma si frena pochissimo, mediamente 9.7 secondi al giro, nemmeno il 12 per cento della durata del Gran Premio. Praticamente niente, solo a Spielberg si frena meno.

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