I riflessi e la fortuna di Gasly contro l’impaccio di Hartley

sabato 28 aprile 2018 · Gran Premi

Poteva andare a finire come Webber a Valencia nel 2010: in tonneau. Con vie di fuga anche più corte, peraltro. È l’episodio centrale delle qualifiche, Gasly schiva Hartley d’un soffio nel budello di Baku dopo la curva 14, i riflessi lo salvano da un mega schianto e probabilmente da una tragedia.

Succede nel clou della prima eliminatoria, Hartley prende di striscio un muretto e sull’attimo non avverte nessuna anomalia. Tant’è che continua pure a spingere. Testualmente, dalle interviste:

I clipped the wall and initially I didn’t think I had a problem, I was still pushing. Then through the very fast left hander I realised I had some big issue so I slowed down immediately trying to understand.

Sta qua la sua colpa, oggettiva: non puoi inchiodare in traiettoria dopo una curva cieca in un punto dove si passa a 320 all’ora.

È tutto rapidissimo, i commissari non cacciano la bandiera bianca, la squadra non interviene via radio. E allora in quel momento arriva l’altra Toro Rosso di Gasly che giustamente è lanciato come un fulmine. Sempre Hartley:

I was unaware Pierre was so close behind me. When I looked in my mirrors I tried to go the same way as him. Obviously I owe him a big apology for getting in the way like that and almost causing a big accident.

Gasly se la fa addosso, ha la prontezza di sterzare a destra e la fortuna di indovinare la direzione, mantiene la macchina in equilibrio sul cordolo, brucia il giro di qualifica, ma porta a casa la pelle:

It was pretty scary. I don’t know what happened to Brendon but he slowed down massively. I was doing around 320 km/h and I saw he was almost stopped. So I tried to avoid him but I was sure I was going to crash. I could already see myself in the air. I don’t know how I avoided it, but it was pretty scary moment.

Non c’è sanzione ufficiale, Hartley alla fine accetta le colpe e si scopre sperduto. Impacciato. E potenzialmente letale. Lui che ha vinto il mondiale e Le Mans coi prototipi. La Formula 1 forse è un’altra cosa.

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