Barcellona, quelle sanzioni per taglio di curva: Verstappen no, Vandoorne sì. Ecco perché

martedì 15 maggio 2018 · Regolamenti

Che si tratti di un punto critico della pista è indubbio: chi arriva lungo alla prima staccata di Barcellona rientra nella traiettoria per l’impostazione della curva 3, per cui alla vigilia del weekend la direzione gara ha voluto mettere un paletto. Nel vero senso della parola, un birillo che i piloti devono aggirare a sinistra quando rientrano, un modo come un altro per allungare la percorrenza nella via di fuga e cautelare chi sopraggiunge.

La prima direttiva dei commissari dava espressa indicazione di passare a sinistra del birillo per chi avesse tagliato la curva e fosse saltato sopra i dissuasori della via di fuga. Testualmente:

Any driver who fails to negotiate turn two by using the track, and who passes over one of the speed bumps across the run-off area, must then re-join the track by driving to the left of the bollard before the entry to turn three.

Verstappen nelle prove libere è arrivato lungo, è rientrato prima del birillo, ma ha fatto la gincana attraverso i dossi artificiali. Non sopra. Per cui la Fia non l’ha punito. Come non ha punito Ericsson del resto. Dalla nota della direzione corsa:

As there was no advantage gained in this practice session and the driver rejoined safely, the stewards chose to take no further action.

Dopo le libere invece giustamente la Fia ha riscritto la direttiva, in sostanza ha precisato che bisogna rientrare sempre e comunque dopo il birillo. A prescindere da come si affrontano i dissuasori.

Regola che non ha rispettato Vandoorne in gara, peraltro alla partenza, in un momento in cui tutto il plotone arrivava fiondato verso la curva. Perciò s’è buscato 5 secondi di penalità.

Carlo Vanzini su Sky ci ha montato una teoria fantasiosa di complotto: “Vandoorne viene punito perché non si chiama Verstappen”. Come se Verstappen fosse davvero immune e i casi delle retrocessioni a Città del Messico nel 2016 e Austin nel 2017 non siano mai esistiti.

La verità è che gli episodi alla prima curva di Barcellona sono diversi per modalità, momento e  contesto normativo. Per cui è pure logico sia diversa l’azione disciplinare. Altro che complotto.

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