Quel logo (bruttissimo) sulla Ferrari in Giappone: così Philip Morris torna sulla rossa

sabato 6 ottobre 2018 · Fuoriformula

Mercoledì la Ferrari faceva sapere al mondo che in Giappone stava arrivando “una livrea rivista”. Internet ha fatto il resto, ha pompato l’anticipazione manco si trattasse di un pacchetto aerodinamico evo per rispondere alla Mercedes. E poi alla fine quello che Vettel e Raikkonen hanno svelato a Suzuka era solamente un logo bruttissimo per qualcosa che difficilmente si inquadra nei canoni tradizionali della sponsorizzazione.

Non un prodotto, non un servizio. Almeno non direttamente. Piuttosto, una campagna velleitaria e fumosa. Fumosa in tutti i sensi, perché questa genialata del marketing che risponde al nome di Mission WinNow è la materializzazione dello sponsor che non può starci ma c’è, un’idea di Philip Morris per darsi un tono nuovo. Ufficialmente:

Through Mission Winnow, we will show the world how we are changing. It’s about sharing our pride in what the people of PMI (Philip Morris International) have achieved in transforming our company. And, it’s about our dedication to rigorous science and innovation that can lead to a better future.

In pratica Philip Morris sta rivoluzionando il portafoglio dei prodotti in linea con l’evoluzione delle competenze e dei modelli di produzione, lo spiegava nelle stesse ore Eugenio Sidoli, presidente e amministratore delegato di Philip Morris Italia al Digital Summit 2018 a Capri: “Andiamo verso un mondo senza fumo, da prodotti combusti a prodotti riscaldati”.

Già, ma Philip Morris è pur sempre Philip Morris, non ci vuole troppo impegno per vedere che dentro il nuovo logo sulla rossa, dove si combinano triangoli rossi e strisce bianche, c’è sapientemente nascosta la bandella di Marlboro. Formidabile.

Per cui resta da capire cosa ne pensa la Commissione Salute della Comunità Europea che nel 2010 su scala mondiale preparava una causa per pubblicità subliminale prima che la Ferrari non si decidesse a cancellare il codice a barre sul cofano motore che in modo anche più esplicito richiamava le sigarette.

Al di là delle implicazioni politiche e commerciali, è un dato di fatto indiscutibile la potenza comunicativa della rossa nazionale, la capacità di fare notizia con tutto. Come nel 2016 quando Maranello ha fabbricato un’attesa spasmodica intorno a un’iniziativa che poi s’è rivelata uno stupidissimo social game per un biglietto d’accesso virtuale alla presentazione della nuova macchina.

Se la Ferrari fosse arguta nelle strategie di gara come nel marketing, la classifica avrebbe un’altra faccia. E pure la griglia di partenza del Gran Premio del Giappone.

Ferrari, Raikkonen, Suzuka, Vettel,