Città del Messico e il Gran Premio del Messico, 10 curiosità che non sapevi di non sapere

giovedì 25 ottobre 2018 · Fuoripista

1. Underground. Città del Messico una volta era… un lago, che gli spagnoli hanno prosciugato quando hanno preso il controllo dei vecchi insediamenti aztechi. Non sorprende allora che la città stia sprofondando, letteralmente: si è abbassata di 10 metri in 60 anni, gli edifici più alti sono tutti sbilenchi.

2. Un paese di inventori. Oltre che di guacamole e tortillas, il Messico è la patria d’origine di tante idee insospettabili: i popcorn, la gomma da masticare, il liquore al caffè, i contraccettivi orali, la vernice anti graffiti, l’inchiostro indelebile, le fondamenta antisismiche, il televisore a colori.

3. Coi piedi… e con la mano. Città del Messico ha lo stadio più grande di tutta l’America Latina. È quello della mano de Dios, la rete irregolare di Maradona con l’Argentina a danno dell’Inghilterra ai quarti nei mondiali di calcio del 1982.

4. Megalomania. A circa 40 chilometri da Città del Messico c’è il sito archeologico di Teotihuacan con la Piramide del sole, la terza al mondo per dimensione.

5. Tutti gli altri son nessuno. Sempre in tema di costruzioni, a Città del Messico il castello di Chapultepec dove oggi c’è il museo nazionale di storia è l’unico castello nel continente americano ad avere ospitato davvero una famiglia regnante. Gli altri non sono castelli reali. Nel senso che non sono regi o non sono veri.

6. Sanguisughe. Solo nell’area urbana di Città del Messico sorgono oltre 40 mila aziende manifatturiere che consumano metà dell’energia elettrica di tutta la nazione.

7. Una boccata d’aria. L’autodromo dei fratelli Rodriguez si trova a 2200 metri d’altezza, per cui l’aria è più rarefatta e il flusso frontale non ha lo stesso potere di raffreddamento sui freni. I motori invece non sentono molta differenza: il turbo rispetto all’aspirato risente meno della rarefazione perché tanto c’è la sovralimentazione del compressore.

8. Il destino. Nel 1962 nelle prove muore Ricardo Rodriguez. Che quel Gran Premio non doveva nemmeno correrlo perché la gara non era ufficiale e Ferrari non voleva andarci. Rodriguez invece per gareggiare nella città dov’è nato si smarca dal Cavallino e si procura una Lotus.

9. L’alternativa. Nel 2005 Hermann Tilke aveva cominciato a lavorare a un progetto per mettere in piedi un autodromo a Cancun. Poi non se n’è fatto niente. Secondo Ecclestone: “Città del Messico sarebbe più appetibile. Se chiedete dove si trova, lo sanno tutti che sta in Messico. Cancun probabilmente no”.

10. Furia rossa. Prost nel 1990 assesta un pugno da ko: con la Ferrari parte tredicesimo e vince con 25 secondi su Mansell, i meccanici della rossa fanno il miracolo la notte dopo le qualifiche. A proposito: il diario dei Gran Premi di F1WEB.it è disponibile in riedizione a prezzo speciale in print-on-demand su ilmiolibro.it.

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