Cinque come Fangio, il film a senso unico con il finale sportivo più giusto

domenica 28 ottobre 2018 · Paddock

I confronti tra epoche sono maliziosi e sdrucciolevoli, certe volte pure i confronti tra numeri. Non a caso, Stirling Moss proprio in merito a Juan Manuel Fangio ha sempre fatto una riflessione limpida e matura: “Lui ha vinto cinque volte il campionato mondiale. Se io ne vincessi sei, ciò non farebbe di me un pilota migliore di Fangio”.

Ma tant’è, oggi Lewis Hamilton almeno per le statistiche vale quanto il Maestro di Balcarce. Dalle interviste a caldo:

I don’t really allow myself to be too emotional in public, but right now I just feel very very humbled by the whole experience.

It’s very very hard to realise it at the moment. It’s something that of course I dreamed of, but never in a million years did I think I’d be standing here today a five-time world champion. I never knew that was going to happen.

Costante, veloce e intelligente, si aggiudica a Città del Messico il quinto mondiale con le armi che a Vettel sono mancate. Ovvero: ha attaccato quando poteva, ha gestito quando doveva. Soprattutto, non è uscito sotto la pioggia, non ha fatto autoscontro con nessuno, non s’è mai preso una retrocessione per una bischerata nelle prove libere.

Perché in fondo i titoli – cinque titoli – si vincono così, piede e cervello, attraverso una concatenazione di episodi che fanno il totale. Per cui poche storie, a Vettel non resta che tirarsi giù il cappello:

Well deserved, congrats to him and his team. They did a superb job all year but I think we need to stand there, accept that and say congratulations.

Già, il lavoro di squadra: il ritmo di sviluppo della Mercedes batte – ancora, per il quinto anno di fila – quello di Maranello. Lo dicono i numeri, al di là delle magagne con le gomme proprio in Messico nel giorno di laurea, al di là delle ombre sulla presunta – e mai dimostrata – irregolarità dei mozzi forati. Come se la Ferrari invece fosse immacolata e la controversia della doppia batteria – pure quella, mai sfociata nel reclamo ufficiale – non fosse mai esistita.

La verità è che l’era turbo ibrida è l’era di Lewis Hamilton. Gli altri, da Rosberg che un mondiale glielo ha soffiato nel 2016 a Vettel che dal 2015 prova a tenergli testa, sono gli attori non protagonisti di un film a senso unico con il finale sportivo più giusto.

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