Brasile, la sanzione a Hamilton che non c’è stata: le motivazioni che la Fia non ha spiegato

domenica 11 novembre 2018 · Gran Premi

La Ferrari un’inchiesta ha provato a chiederla sabato sera. E s’è vista rispondere picche. La Fia gli episodi di Hamilton con Raikkonen e Sirotkin nelle qualifiche di Interlagos non li ha nemmeno approfonditi, in sostanza secondo i commissari non c’è dolo e non c’è nemmeno il caso.

Ma una risposta, a volerla cercare, si trova sempre. Su Raikkonen per esempio: Hamilton in Q2 è nel giro di rientro, Iceman lo trova in uscita dalla esse di Senna, gli prende la scia mentre l’altro fa per andare verso sinistra – e lo fa immediatamente – in modo da liberare la traiettoria pulita. Punto. Tant’è che Kimi non s’è nemmeno infumato.

L’altro episodio è più eclatante. E spettacolare. Sempre Q2, Sirotkin per schivare Hamilton all’ultima curva deraglia sull’erba e quasi parte in testacoda. Oggettivamente, Hamilton qua il pericolo lo crea sul serio, come l’ha creato Hartley a Gasly nelle qualifiche di Baku.

Se la Fia decide di non decidere, la motivazione evidentemente va cercata nelle circostanze attenuanti. Ovvero: sia Hamilton che Sirotkin sono nel giro di lancio, Hamilton da prassi si sta creando spazio davanti, per contro Sirotkin tira come una furia perché la Williams non gli ha tenuto le gomme nelle termocoperte. Lo svela lui stesso:

I needed to push that lap to get my tyres. It was all a bit unplanned where we were and we could not put the tyres in the blankets between the runs so we were massively down on temps. Basically that out-lap was as quick as my any other lap, almost. I was properly flat-out.

I don’t think there is anything he did wrong, it was just the situation that I had to push, which is quite unusual for the out-lap. These things can happen.

Sky e Autosprint soffiano sul fuoco, fanno un parallelo con l’Austria, dove Vettel si busca tre posti di retrocessione per ostruzione a Sainz che per evitarlo deve sconfinare oltre il cordolo alla prima curva. Due pesi e due misure? Neanche tanto: là Sainz è nel giro buono, Vettel in quello di rientro. E la regola, su casi del genere, è chiarissima: chi fa impedimento va punito.

L’appiglio per la penalità a Hamilton invece non c’è. E pertanto non c’è nemmeno il processo. Fine della storia, che piaccia o no. Piuttosto, bisognava spiegarlo alla gente. Per vie ufficiali come la multa e l’ammonizione sacrosanta a Vettel per la sfuriata alle verifiche tecniche.

Invece la Fia liquida senza mettere nero su bianco una motivazione, finisce per alimentare quel clima di sospetti e fantasmi che non giova allo sport. E che certa stampa partigiana e populista cavalca per fare clickbait.

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