Ferrari, parte Arrivabene. Binotto è team principal (e direttore tecnico). E Briatore punge

lunedì 7 gennaio 2019 · Mercato

Il gioco di parole è un colpo basso, ma la tentazione è irresistibile: se ne parte male Arrivabene, dal 2019 la Gestione Sportiva della Ferrari non è più territorio suo.

L’anticipazione è della Gazzetta: “Serviva chiarezza, il mondiale non aspetta”. Nel pomeriggio, quando i telefoni a via Abetone Inferiore sono bollenti per via della stampa di mezzo mondo che insistentemente chiede conferme, il Cavallino dirama il comunicato ufficiale, solito e preconfezionato, che cita la formuletta di comodo già impiegata per Stefano Domenicali e Marco Mattiacci nel 2014:

The decision was taken together with the company’s top management after lengthy discussions related to Maurizio’s long term personal interests as well as those of the team itself.

La verità è che Arrivabene viene gentilmente messo alla porta dalla dirigenza post Marchionne. E non è detto che lui, Marchionne, al ribaltone non ci stesse già pensando prima di andarsene.

Perché Arrivabene dopo quattro stagioni lascia un ruolo in cui è durato pure troppo. Figura discutibile, di arroganza inaudita, ingiustificata e improduttiva, paga oltre che le colpe dirigenziali sue pure le strategie sballate del muretto, gli intoppi di sviluppo e gli incidenti balordi di Vettel. La sintesi perfetta la dà Flavio Briatore all’agenzia di stampa Adn Kronos:

Quest’anno la Ferrari aveva le carte in regola per vincere il mondiale e non l’ha fatto. Quando non si vince, le cose devono cambiare. Chi guida la scuderia di Maranello, immagino abbia pensato in questo modo.

A dare l’accelerazione alla ristrutturazione, la necessità di risolvere la sfida manageriale con Mattia Binotto che nel 2016 è subentrato a James Allison. Ha prevalso la linea della continuità della direzione tecnica, tenere Arrivabene significava rompere con Binotto e lasciarlo partire verso la concorrenza.

Perciò con effetto immediato, Binotto diventa team principal, ma a lui continuano comunque a rispondere tutte le funzione tecniche. Un doppio incarico che difficilmente può durare. Ma oggi la Ferrari è pure una squadra che ha poche carte in mano.

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