Quando la statistica diventa un’opinione: la Formula 1 a quota 1000 gare, o forse no

sabato 13 aprile 2019 · Num3r1

Un evento, tant’è che Liberty Media in inverno aveva cercato l’inversione di tappa tra Sakhir e Shanghai affinché il traguardo venisse tagliato in un contesto più scenografico. Niente, la corsa numero 1000 della Formula 1 è toccata alla Cina, asettica e plumbea, che s’è presa celebrazioni e merchandising spinto, dai caschi agiografici alle esibizioni con le auto storiche.

Raikkonen i numeri non li guarda e non li vuole guardare. Ma coi numeri certa gente ci campa e per questa gente, puristi in perenne ricerca del pelo nell’uovo, ‘sti numeri non tornano.

Andrebbero in effetti defalcate dal conto ufficiale le edizioni della 500 Miglia di Indianapolis tra il 1950 e il 1960 – regole diverse, su una distanza nemmeno commensurabile agli altri Gran Premi dell’epoca – nonché tutte quelle gare che negli anni Cinquanta si sono disputate col regolamento tecnico della Formula 2.

Già, ma in calendario quelle corse c’erano e valevano per il titolo, quindi il conto è giustissimo. Stop.

Ricalcoli improbabili da un lato, scenari possibilistici dall’altro: se la Formula 1 avesse mantenuto tutte le promesse e tutte le gare dichiarate, la pietra miliare l’avrebbe messa già due anni fa.

WTF1.com calcola che lo sport ha perso almeno 37 appuntamenti mai recuperati rispetto alle bozze iniziali dei calendari. Casi recenti: il Gran Premio del Belgio del 2006 per mancato ammodernamento della pista di Spa e il Gran Premio del Bahrain del 2011 per i disordini di piazza.

Alla fine c’è un dato, uno solo, serio e sodo, che dà la dimensione inconfutabile dell’escalation inarrestabile verso l’overdose. Perché la Formula 1 ci ha messo 11 anni per correre le prime cento gare, appena cinque anni per passare da 900 a 1000.

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