Droni pirata, possono diventare un pericolo, anche a un Gran Premio di Formula 1. Come fermarli

lunedì 6 maggio 2019 · Fuoriformula

Le stime dell’Unione Europea prevedono 45 milioni di droni nei cieli del mondo entro quattro anni, oltre 10 milioni solo in Europa. Oggi in Italia gli operatori autorizzati sono 11 mila, ma chi usa un drone per motivi personali, a scopo ricreativo o sportivo, non è registrato e pertanto difficilmente tracciabile.

Di qui una serie di casi gravissimi e allarmanti: a dicembre prima delle feste di Natale l’avvistamento di droni a Gatwick ha portato al blocco precauzionale dell’aeroporto per tre giorni; a marzo e aprile s’è fermato temporaneamente anche lo scalo di Malpensa; uno sconosciuto che si fa chiamare Matteo si sta divertendo a riprendere con un drone i decolli a Linate.

Dal momento che l’impatto tra un drone e un velivolo può produrre danni seri come risulta dai test dell’università di Dayton, la diffusione incontrollata dei droni e la frequenza degli avvistamenti nelle aree protette preoccupano i gestori degli aeroporti. Ma la tematica va traslata in qualsiasi altro contesto, perché un drone in mani sbagliate può diventare un pericolo per la pubblica sicurezza.

Senza sfociare necessariamente nel terrorismo, un drone può essere un veicolo per un atto di deliberato disturbo, un’azione dimostrativa in occasioni di manifestazioni a risonanza internazionale. Del resto, è già successo: nell’incontro di calcio fra Serbia e Albania allo stadio di Belgrado nel 2014, sul campo plana un drone con la bandiera a favore dell’autonomia del Kosovo, il match viene sospeso, si scatenano tafferugli in campo e sugli spalti.

Per tutte queste ragioni, è concreta la prospettiva di un’incursione a un Gran Premio, un’invasione di pista non convenzionale rispetto a quelle della storia recente. La discussione in questo senso l’ha aperta un’inchiesta di Dieter Rencken su Racefans: nel codice sportivo internazionale della Fia c’è un articolo che consente il volo dei droni dietro autorizzazione di chi organizza gli eventi e comunque nel rispetto delle regole stabilite dall’aviazione civile. Regole che però cambiano da paese a paese. E talvolta non esistono nemmeno.

Di qui la necessità di adottare misure precauzionali prima che la situazione sfugga di mano. Su questo aspetto F1WEB.it ha interrogato DronEzine, la prima rivista italiana sui droni, un’autorità in tema di informazione corretta, verificata e sicura nel campo. E le cose stanno così: se da un lato, grazie ai filtraggi agli accessi, non è difficile bloccare chi si porta appresso un drone, dall’altro può diventare complicato fermare un drone che invece entra in volo nello spazio aereo protetto.

Complicato, eppure non impossibile: in Italia ogni anno a Sanremo, per il Festival, l’organizzazione ottiene dall’Enac una riserva di spazio aereo di qualche chilometro. Ed esistono sistemi come Dji Aeroscope per monitorare lo spazio intorno alle strutture sensibili per identificare i droni pirata.

Poi ci sono sempre le misure estreme: si chiamano fucili antidrone, impiegano un fascio di onde radio e costringono il drone all’atterraggio forzato, senza sparare e senza mettere in pericolo l’incolumità delle persone. Ma richiedono personale addestrato e consapevole.