Effetto Verstappen: l’Olanda ritrova il suo Gran Premio dal 2020. Effetto opposto: la Spagna perde il suo

martedì 14 maggio 2019 · Politics

Le curve gloriose di una volta non esistono più e ripristinarle è impossibile perché il circuito, per sopravvivere dopo il fallimento negli anni Ottanta, ha dovuto vendere certi spazi dove adesso c’è un villaggio vacanze. Significa che Zandvoort 2.0, per quanto affascinante e suggestiva per scenari e colori, sferzata da vento e sabbia, tra le dune che danno sul Mare del Nord, è altra cosa rispetto alla versione originale che nel 1985 ha visto l’ultima edizione del Gran Premio d’Olanda.

È un ritorno a effetto comunque, ci stava lavorando già Ecclestone, ma in parallelo per fregare Zandvoort si muoveva pure Assen, dove la Fia aveva mandato Whiting l’anno scorso per un sopralluogo.

Perché l’Olanda, come aveva sentito F1WEB.it nel 2016 dalla società che gestisce il circuito, appena è esploso il fenomeno di baby Verstappen sulla Red Bull, ha fiutato l’occasione di prendere sponsor per tornare a finanziarsi una corsa in casa. E non lo nasconde Chase Carey nella conferenza stampa ufficiale:

In recent years, we’ve seen a resurgence of interest in Formula 1 in Holland, mainly due to the enthusiastic support for the talented Max Verstappen, as seen from the sea of orange at so many races. No doubt this will be the dominant colour in the Zandvoort grandstands next year.

Arancione incontrastato come una volta si vedeva incontrastato l’azzurro delle Asturie per Alonso. Non a caso, a Barcellona domenica Horner diceva:

We saw it here in Spain with Alonso when he was at his peak, we see the amount of Dutch fans around the world, it just seems to be growing and growing.

E se da un lato per Zandvoort incide l’ascesa di Verstappen, per lo stesso ragionamento va ammesso che sull’uscita di Barcellona pesi l’abbandono di Alonso.

È l’altra metà della storia: per fare spazio a Zandvoort, ma pure al debutto del Vietnam e forse di Miami in un calendario già troppo fitto, qualche tappa fatalmente deve saltare. Tra gli indiziati, giustappunto la Spagna, dove fino al 2012 si correvano due gare e dove oggi le tribune non si riempiono più come una volta.

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