Dallas, Spa, Sakhir e le altre: quando il caldo ha sfidato (e una volta anche battuto) la Formula 1

giovedì 8 agosto 2019 · Amarcord

Pare che il Gran Premio più caldo della storia sia stato quello in Bahrain a Sakhir nel 2005, temperatura dell’aria 42 gradi, l’asfalto sfiorava i 55. Non esiste un archivio completo con i rilevamenti ufficiali, ma a scorrere i libri di storia la certezza è che in certe occasioni il caldo s’è sentito eccome.

Argentina 1955. L’estate soffocante di Buenos Aires confeziona una delle corse più calde: tre ore di gara, 96 giri, 40 gradi. È una sauna massacrante, si classificano solo 7 macchine su 21. Fangio ha una gamba ustionata dalla lamiera arroventata, guarisce dopo due mesi, la cicatrice gli resta a vita.

Argentina 1958. Si disputa il Gran Premio su 80 giri anziché 100 per via del caldo, è quella la gara con meno iscritti nella storia. La causa delle defezioni però non è il clima, piuttosto la modifica dell’ultimo minuto sulla regolamentazione del carburante.

Reims 1959. Il caldo scioglie l’asfalto, le macchine lo scagliano a frammenti per aria, Gregory deve fermarsi per le ferite al volto, Hill per una crepa nel radiatore, Schell e Brabham entrano ai box per cambiare gli occhiali. Al traguardo i piloti si rinfrescano a secchiate.

Interlagos 1975. L’organizzazione innaffia il pubblico con idranti e autobotti, i piloti vanno a compresse di magnesio. Vincono Pace e Fittipaldi, finisce in sordina la carriera di Graham Hill che arriva dodicesimo, doppiato, in quello che sarà l’ultimo Gran Premio.

Interlagos 1977. Reutemann centra la sua affermazione più dura, la prima con la Ferrari, in una cappa di caldo. La corsa la chiudono solamente in sette, tre a pieni giri.

Dallas 1984. La prima e ultima edizione. Un fiasco, l’asfalto non regge, la sicurezza è precaria. L’altro pericolo è proprio il caldo: la corsa è anticipata alle 11 per sfuggire al solleone, il warm up si tiene alle 7. Piquet punge: “Vediamo chi cede prima. La pista, le macchine oppure i piloti”. Infatti la gara è un ritiro dopo l’altro, vince Rosberg che s’è fatto mettere a punto un casco refrigerato. Mansell per l’afa accusa un malore nel tentativo di spingere sul traguardo la Lotus col cambio ko.

Spa 1985. Il nuovo asfalto di Spa si scioglie al sole: “Non so cosa abbiano fatto – dice Warwick – ma già guidare con un’auto normale è impossibile. Figuriamoci correre”. Quattro giorni prima s’è consumata la strage dell’Heysel allo stadio di Bruxelles: il Belgio con la sicurezza non può rischiare. Le squadre se ne vanno, la corsa viene recuperata a settembre.

Phoenix 1989. L’affluenza è spicciola, il caldo è disumano. Anche la pista non è il massimo: meno di quattro chilometri, dieci curve ad angolo retto, tutte uguali. Eppure, in ballottaggio c’era Laguna Seca: decentrato e angusto l’aveva giudicato la Formula 1.

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