Gran Premio di Russia 2019 a Sochi: sintesi, risultati, parole e statistiche

domenica 29 settembre 2019 · Race round-up

Tra Singapore e Sochi ci sono 7842 chilometri di distanza e uno scenario sportivo sorprendentemente e dolorosamente capovolto: la Formula 1 in sette giorni passa dalla doppietta rossa alla doppietta d’argento, la Ferrari si riscopre vulnerabile sotto il profilo tecnico e strategico. Con la grana della diffidenza crescente tra l’alfiere che scalpita e l’alfiere che deve riaffermarsi.

L’ordine d’arrivo. Hamilton su Bottas e Leclerc, a punti Verstappen, Albon, Sainz, Perez, Norris, Magnussen e Hulkenberg. Fuori Grosjean, Ricciardo, Vettel, Russell e Kubica.

Il momento chiave. Il giro 26, Vettel si ritira perché la parte ibrida non risponde. Allora Hamilton che sta giocando di overcut fa il cambio gomme gratis in regime di virtual safety car, resta al comando e frega Leclerc. Che dopo chiede gomme fresche, il muretto approva malgrado significhi cedere pure a Bottas.

Chi ha vinto. Mercedes, perché la fortuna aiuta gli audaci: non ha la macchina migliore nemmeno a Sochi, ma partendo su gomma media imposta la corsa su una strategia flessibile per sfruttare l’ingresso della safety car. E buon per loro è la carta giusta. Le parole di Hamilton:

I think this weekend we knew that we had to pull more out of this car and there was more potential there, but we didn’t know where it was.

Chi ha perso. La Ferrari che resta con le dita nella porta, per il guasto tecnico di una macchina si gioca pure la posizione dell’altra. Sullo sfondo, la questione della disciplina: c’è un patto al via tra Leclerc e Vettel, il primo deve dare scia al secondo e così fa, è uno schema per passare Hamilton, ma funziona meglio del previsto, tant’è che Seb alla prima curva è perfino in testa e Leclerc nemmeno si protegge. A quel punto il muretto vorrebbe uno scambio che invece non arriva. Di qui il malumore. Vettel non commenta, nemmeno dopo la corsa. Binotto mette una specie di pezza:

We initially asked Seb to give the position back. But fair enough to say that at that stage of the race maybe Charles was not close enough. Later on Seb was quite fast and gained some track advantage. So we knew that we could have decided to do it later on.

Il peggiore. Marc Gene, il servetto di Ferrari e Alfa stipendiato da SkySport, solo lui giudica inopportuna una penalità sacrosanta a Raikkonen per falsa partenza: “Perché comunque si è fermato subito, è ripartito dopo”. Spegnetegli il microfono.

Le ultime parole famose. Il messaggio alla radio prima di uscire dall’auto diventa virale, Vettel in mondovisione dopo il ko dell’ibrido chiede: “Riportate quei fottuti V12”. Come se gli aspirati fossero una certezza in termini di affidabilità. Populista.

Pirelli dice. La gara conta 23 pit stop, lo stint più lungo è di Norris, 33 giri su gomma media. Sulla resa delle gomme, c’è un punto importante che nel potpourri è sfuggito e mette in evidenza Mario Isola:

We came to Russia with a harder tyre choice than last year, this enabled drivers to push hard from the start to finish of each stint, rather than manage their pace.

Le statistiche. Mercedes si conferma imbattibile in Russia: ha vinto tutti i Gran Premi dal 2014… e anche tutti quelli prima della Grande Guerra. Leclerc è alla quarta pole di fila, l’ultimo a fare più di tre pole consecutive alla Ferrari era stato Schumacher che ne aveva infilate sette tra la fine del 2000 e l’inizio del 2001.

Amarcord. Il 29 settembre del 1991, alla prima apparizione di Barcellona in Formula 1, si consuma il duello tra Senna e Mansell che si fanno il rettilineo a ruota a ruota in mezzo alle scintille. Appunti di Corsa è il diario dei Gran Premi di F1WEB.it, dal 1950 all’era moderna, in print-on-demand oppure ebook su ilmiolibro.it.

Il prossimo Gran Premio. Domenica 13 ottobre a Suzuka, partenza ore 7:10 italiane, diretta di SkySport, differita di TV8.

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