Leclerc qua, Leclerc là: dinamiche e controindicazioni di un batticuore contagioso

giovedì 10 ottobre 2019 · Mass media

La stampa generalista, soprattutto in Italia e non solamente sulla rete, soffre di una sovreccitazione spasmodica che trova la sua causa nell’ascesa dirompente e meritatissima di Charles Leclerc. Bastava guardarsi le prime pagine dei quotidiani nazionali dopo Monza. Oppure andare su Twitter, ne scriveva perfino Matteo Renzi, già a Spa e pure dopo la pole di Singapore.

È una dinamica contagiosa che rievoca né più né meno la febbre Villeneuve all’inizio degli anni Ottanta, un batticuore fondato, travolgente e caldissimo al punto che Time dopo Monte Carlo nell’81 volle spendersi addirittura la copertina per quel “pazzo diavolo” che veniva dalle motoslitte, per il quale Enzo Ferrari intravedeva un futuro a cinque stelle mentre il destino volle disporre diversamente.

Oggi Leclerc è un soggetto che c’ha tutto come c’aveva tutto Villeneuve. Tutto per piacere pure alla stampa extrasportiva: furbo nei rapporti con Vettel, bello e impossibile da poterci costruire tanto gossip intorno, peraltro con una storia strappalacrime di sacrifici e lutti seri alle spalle.

Tutto meno che l’aura del predestinato che s’ostina a riconoscergli Carlo Vanzini trascinandosi il gregge dei pennivendoli del lunedì malgrado l’intimazione di smetterla, via Autosprint da parte di Mario Donnini.

Perché di Leclerc si parla e scrive soprattutto a sproposito, sulla base del fatto che lui giocoforza tira tantissimo. L’ultimo di una casistica vasta e molesta è un pezzo di squallida marchetta a favore di Play Station e Michelin sul Corriere a firma di Maurizio Bertera: “Alla consolle del videogioco come Leclerc in Formula 1, si può scegliere la gomma giusta”. Il gioco è un Gran Turismo, non c’appizza né con Leclerc né tantomeno con la Formula 1, tant’è che il testo dell’articolo manco di striscio li menziona. Ma il titolo fa tanto effetto. O tanto click baiting.

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