Quella direttiva sul flusso di benzina dopo la lettera della Red Bull e il sospetto sulla Ferrari

domenica 3 novembre 2019 · Regolamenti

Un’accusa esplicita ovviamente non c’è, ma Helmut Marko coi giornalisti non s’è nascosto: Red Bull una volta per tutte doveva venire a capo del sistema che secondo Milton Keynes nasconde una furbata della Ferrari.

Il germe del sospetto risale a settembre, nessuno formalmente l’aveva messo nero su bianco finché la gara del Giappone non l’ha rinfocolato. Diceva Marko:

You saw in Suzuka when Hamilton was challenging Vettel. DRS, slipstream, everything was useless. He wasn’t able to pass him.

Alla fine Red Bull s’è esposta con una richiesta formale di chiarimenti in merito alla modalità di monitoraggio del flusso di carburante. La lettera da quanto apprende Motorsport Network risale al 22 ottobre e la scrive Paul Monaghan, il capo degli ingegneri. Ma radiobox dice che s’è mosso pure qualcun altro, forse Mercedes facendo meno chiasso.

Il risultato dello scambio è la nuova direttiva a effetto immediato, nella quale Nikolas Tombazis – che dal 2018 è il delegato della Fia per i campionati di monoposto – ribadisce cos’è concesso e cosa no, quali sonde fanno testo e come vanno gestite.

La Ferrari non si sente danneggiata. Nemmeno accusata. Anzi Binotto prima di Austin il chiaramento l’invocava pure lui, se non altro per spegnere la polemica:

We are relaxed because we know exactly what we are doing. We know we are legal and the FIA is controlling our package every single race. They are inspecting all the data that is available to them, and inspections have been made.

Ma Hamilton, dopo la qualifica che riporta in testa la Mercedes dopo sei pole consecutive di Maranello, punge come solamente lui sa fare:

What’s come out this week has been quite interesting to see. Obviously today I think they’ve lost a bit of power.

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