Gran Premio degli Stati Uniti 2019 ad Austin: sintesi, risultati, parole e statistiche

lunedì 4 novembre 2019 · Race round-up

Le basi per la vittoria le mette con quella pole che nessuno s’aspetta, il resto lo fa il muretto che gli dà la strategia più giusta: Bottas ad Austin vince la battaglia nel giorno in cui perde matematicamente la guerra che consegna a Hamilton la sesta corona, un gradino sopra Fangio, un gradino sotto Schumacher.

L’ordine d’arrivo. Bottas su Hamilton e Verstappen, a punti Leclerc, Albon, Ricciardo, Norris, Sainz, Hulkenberg e Perez. Fuori Vettel e Kubica.

Il momento chiave. Il giro 52, a 4 dal traguardo: Bottas che ha fatto due soste si riprende la leadership su Hamilton che ne ha fatta una sola. È la manovra che dà un senso a una corsa inutile sotto il profilo dello spettacolo. Ma Bottas giustamente dice che la noia non l’ha mai accusata:

The race went actually pretty quickly because there was always a target for me, a lap time target or gain an advantage, so it was actually pretty fun.

Chi ha vinto. Albon che sprofonda ultimo dopo l’autoscontro con Sainz alla partenza, rimonta, fa tre soste e chiude quinto: la coppa di mvp è meritatamente sua, la Red Bull del 2020 quasi. Dal live sul sito del team:

Great result for Max again, but we’re going to look elsewhere for our “Tag Heuer Don’t Crack Under Pressure Award”. And today it’s going to Alex. Brilliant drive, great recovery.

Chi ha stravinto. Hamilton che malgrado una tattica folle salva la seconda piazza e regge l’assalto finale di Verstappen. La riprova che l’epoca turbo ibrida ha un solo mattatore: lui, re Luigi sesto. Il tributo di Rosberg, mica uno qualsiasi:

Karting together, who would have thought that we’d both be world champion. You’ve achieved it for the sixth time, on your way to becoming the GOAT. Impressive! My greatest respect.

Chi ha perso. La Ferrari che nel weekend in cui arriva la nuova direttiva tecnica della Fia sul monitoraggio del flusso di benzina è chiamata a una prova di forza per dimostrare che il giro di vite non la scalfisce. Invece paga dazio. E il paddock giustamente mormora. Nel conto dei danni, pure un pit stop lentissimo e il cedimento preoccupante alla sospensione di Vettel. Ma Leclerc porta a casa il giro veloce che fa tanto morale come predica Elkann.

Le penalità. Kvyat prende 5 secondi di penalità per l’incidente con Perez e perde – con un provvedimento disciplinare per un episodio all’ultimo giro, esattamente come già in Messico – il punto del decimo posto.

Il peggiore. Jacques Villeneuve a SkySport scova nei replay la chiave che spiega il guasto di Vettel, un contatto al via con Albon. Ma quella è l’altra Ferrari. Lo corregge Valsecchi, che è tutto dire…

Pirelli dice. La gara conta 33 pit stop, lo stint più lungo è di Sainz, 37 giri su gomma dura di compound C2.

Le statistiche. Si ferma a 6 la striscia di pole consecutive della Ferrari. Hamilton è sul podio per la centocinquantesima volta. Magnussen, Sainz e Verstappen marcano la partenza numero 100.

Amarcord. Irrompe l’Australia con Adelaide il 3 novembre del 1985, la Formula 1 sbarca sull’ultimo continente che ancora le manca e assume dimensione mondiale. Appunti di Corsa è il diario dei Gran Premi di F1WEB.it, dal 1950 all’era moderna, in print-on-demand oppure ebook su ilmiolibro.it.

Il prossimo Gran Premio. Domenica 17 novembre a Interlagos, partenza ore 18:10 italiane, diretta di SkySport, differita di TV8.

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