Il buon esempio

venerdì 10 luglio 2020 · Fuoriformula

C’è un codice di comportamenti che la pandemia da coronavirus ha imposto al mondo per contenere il rischio di contagio, da questo codice scaturiscono tutti gli adattamenti in ogni contesto sociale. Anche nel paddock della Formula 1.

Staff, squadre, piloti, giornalisti: sono tenuti a rispettare certe regole che Fia e Liberty Media hanno assicurato ai paesi affinché fosse concesso il Gran Premio.

È un punto fermo, ogni leggerezza ha implicazioni anche politiche. Per esempio la Fia giustamente ha redarguito Vettel a Spielberg quando l’ha pizzicato senza mascherina a colloquio con gli uomini della Red Bull.

Dalla bolla di sicurezza sono usciti Leclerc e Bottas per una capatina a casa a Monte Carlo dopo il Gran Premio d’Austria, ma pure certi ingegneri per tornare in fabbrica. Non è una violazione, se i contatti si limitano a una cerchia ristretta. Com’è stato per Bottas. Non per Leclerc, tant’è che un portavoce della Fia fa sapere:

Ferrari have been issued with a reminder and warned that any further breaches of the Covid-19 Code of Conduct could be referred to the stewards.

Perché l’emergenza non è finita, per cui atteggiamenti troppo disinvolti sono un pericolo. Resta il fatto che la migliore disciplina passa per il buon esempio, soprattutto da parte di chi certe norme le impone e dovrebbe farle rispettare.

Per esempio Jean Todt, che già a marzo mentre in Australia scorreva la notte folle prima della cancellazione della gara e mentre Macron ribadiva alla Francia blocchi e restrizioni, twittava dal meeting coi leader aziendali a Valenciennes, con tanto di foto di gruppo in barba a tutte le misure di precauzione.

Sempre Todt, che il 3 luglio alla vigilia del Senato della Fia ha twittato ancora, stavolta con Jean Baptiste Pinton, Andrew McKellar, Irina Bokova, Mariangela Zappia, Peter Bayer, Jacques Audibert e Bertrand Badré, al tavolo con pasticcini e calici di vino, senza distanziamento sociale e senza pudore.

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