… ma non siamo in America

venerdì 28 agosto 2020 · Fuoriformula

Si alzano in America i toni delle dimostrazioni contro le discriminazioni e le violenze di matrice razziale, i giocatori dell’Nba e quelli della Major League di baseball hanno boicottato delle partite, una levata di scudi contro la brutalità della polizia nei confronti degli afroamericani dopo gli spari a Jacob Blake, a tre mesi dall’altro episodio chiave, la morte di Floyd George a Minneapolis.

In Belgio al di là dell’oceano, in conferenza stampa giustamente qualcuno chiede a Hamilton se ha pensato pure lui a fermarsi per protesta, magari proprio a Spa, per solidarietà a una contestazione che allora avrebbe risonanza distruttiva quanto esemplare. La risposta:

It’s a shame that is what’s needed over there to get a reaction.

But that is in America and I don’t know if really me doing anything here will particularly have any effect. We’re in Belgium, we’re not in the United States.

Che in effetti è una posizione fin troppo diplomatica, per non dire da paraculo, per lui che al via del mondiale ha guidato imperiosamente la mossa a sostegno della lotta alla discriminazione in Formula 1, ha ottenuto che la livrea della Mercedes fosse convertita simbolicamente dall’argento al nero e sulla questione razziale ha sempre preteso azioni d’esempio e coraggio da parte di tutto il circo.

Hamilton, Spa,