Silverstone, l’esperimento: una qualifica che non è una qualifica, una gara che non è una gara

sabato 17 luglio 2021 · Gran Premi

C’è un aspetto simbolico mica da poco, il palcoscenico: dove tutto è ufficialmente iniziato nel 1950, la prima Sprint Qualifying Race settant’anni dopo, nel quadro consolidato della ricerca e del potenziamento dello spettacolo a tutti i costi. All’americana, inclusa la nuova grafica della camera car che fa tanto videogame.

Ai puristi delle statistiche, il compito di stabilire a chi va riconosciuta la pole position. A chi l’ha fatta venerdì (cioè Hamilton, di manico e sofferenza, sul giro secco), oppure a chi l’ha fatta sabato (cioè Verstappen, di forza, sulla distanza). E ognuno la pensa a modo suo.

Al resto del mondo, una questione più concreta, stabilire cos’è questo prodotto ibrido, una qualifica che non è una qualifica, una gara che non è una gara. Non a caso, Laurent Mekies della Ferrari alla vigilia giustamente la metteva in questi termini:

The way we look at it here, is that if you look at sprint qualifying first race and you imagine you have instead of a 300 kilometre race as we normally do, you have a 400 kilometre race, but after the first 100 kilometres it’s like if you have a red flag. Effectively, that’s what it is.

Ross Brawn, che la qualifica sprint l’ha concepita e incoraggiata fino a conquistare l’unanimità delle squadre, sostiene che il pubblico è entusiasta. Ai giornalisti dice:

I think one of the things we all saw today is a racing driver is a racing driver. They’re never going to take it easy. So lots of action, through the field. That first lap or so was completely nail-biting. Sensational.

Già: Verstappen che a freni fiammanti – letteralmente – si beve Hamilton e annulla la pole di venerdì, Alonso caricato a pallettoni, Perez che si fa scappare l’auto per braccare Norris.

Praticamente, materiale di gara riversato sulla qualifica. Che invece deve giocarsi sulla velocità pura, un mondo distinto che distinto deve restare. Perciò non può funzionare.

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