La prepotenza del cioccolataio: Red Bull fallisce il riesame sull’incidente di Silverstone

venerdì 30 luglio 2021 · Regolamenti

Se c’è un punto che la Formula 1 recente ha insegnato in materia forense, è che il diritto di replica è uno strumento stupendo che va esercitato con precisione e saggezza. Come l’Alfa Romeo dopo Imola. Altrimenti si finisce per cioccolatai. Come la Ferrari due volte, in Messico nel 2016, in Canada nel 2019. E come la Red Bull, che chiedeva il riesame dei fatti di Silverstone affinché la penalità di 10 secondi a Hamilton diventasse più seria.

Il regolamento in questo senso mette dei presupposti chiarissimi, per rovesciare un verdetto c’è bisogno di una serie di indizi che la Federazione prima di tutto deve reputare ammissibili e poi, in secondo momento, passare in rassegna per valutare eventualmente una rettifica.

In merito al reclamo della Red Bull, la Fia s’è pronunciata mentre il paddock montava le tende a Budapest, scrive che gli elementi del fascicolo non sono rilevanti e soprattutto non sono nuovi, ma rappresentano prove create, cioè costruite per lo scopo specifico della petizione e comunque basate su informazioni già considerate in camera di consiglio a Silverstone.

Si tratta dei rilevamenti del gps: la Red Bull li ha impiegati per replicare in reale e virtuale l’azione di Hamilton alla Copse. In reale con Albon nel filming day dopo il Gran Premio di Gran Bretagna, in virtuale con Perez al simulatore, presumibilmente per dimostrare che Hamilton ha tenuto la linea dura su Verstappen e la linea morbida con Leclerc a due giri dalla fine, nel sorpasso per la vittoria.

È un punto che nelle implicazioni va oltre il dibattito agonistico. Perché la Fia, senza entrare nel merito, fa presente che nella lettera della Red Bull venissero sollevate certe affermazioni – allegations nella dizione inglese, che può intendersi anche come accuse – sulle quali il collegio esprime preoccupazione, a prescindere dal fatto che fossero rilevanti o meno nell’eventualità del riesame.

A riprova che la costruzione dell’istanza di appello da parte della Red Bull includesse anche un giudizio sull’atteggiamento di Hamilton, c’è la nota della Mercedes. Che apprende del rigetto della Fia e appunta:

We hope that this decision will mark the end of a concerted attempt by the senior management of Red Bull Racing to tarnish the good name and sporting integrity of Lewis Hamilton, including in the documents submitted for their unsuccessful right of review.

Perché la Red Bull, da Mateschitz a Verstappen, resta una squadra fondata su arroganza e prepotenza a ogni livello, nelle dichirazioni a mezzo stampa e nei rapporti con la Federazione. E il tono della sfida adesso torna a salire.

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