La Mercedes che “squatta” in rettilineo: come funziona il trucchetto che innervosisce la Red Bull

martedì 26 ottobre 2021 · Tecnica

Nel 2010 è stato un tema caldissimo, il sospetto che Red Bull e Ferrari barassero sulla flessione degli alettoni. La McLaren aveva – o sosteneva di avere – delle prove fotografiche delle auto in azione. Horner all’epoca replicava così:

Quest’utilizzo delle immagini è sempre una pratica pericolosa perché si tratta di impressioni soggettive. La fotocamera si è mossa? Quanta benzina c’era a bordo? Il pilota avrà mica frenato di più? La pressione delle gomme è più bassa? Ci sono troppe variabili che possono influenzare quello che una foto sembra dire.

Già. Oggi la prova fotografica sostiene di averla lui, quindi le vecchie convinzioni evidentemente vanno riviste. È l’ultima puntata dello scontro con la Mercedes, praticamente la Red Bull prima di Austin ha portato all’attenzione dei media – e indirettamente, della Fia – il fatto che dalla cameracar posteriore di Bottas a Istanbul si apprezza come si abbassi l’auto sulle sospensioni nella percorrenza dei rettilinei. Uno squat che secondo Horner spiega anche perché Hamilton filasse più di Perez nonostante il drs fosse inibito.

Forse viene fuori così uno dei segreti di cui parlava Allison alla presentazione. Il principio tecnico è di una semplicità disarmante, si basa sulle valvole delle molle a gas nella meccanica del retrotreno e sfrutta il carico aerodinamico che aumenta con la velocità.

In rettilineo, dove la velocità è massima, raggiunta una certa deportanza la valvola rilascia il gas e ciò fa in modo che il tirante della sospensione si alleggerisca, per cui il retrotreno scende verso l’asfalto, manda in stallo fondo piatto e diffusore e riduce la resistenza all’avanzamento. Dopodiché, in frenata la molla si ricarica per cui l’altezza nominale viene ripristinata.

Più che una sospensione attiva, una sospensione adattiva e per questo legale, sempre a scanso di nuove interpretazioni. Intanto a Istanbul l’effetto s’è visto più che altrove, Horner è convinto che il sistema non funzioni dovunque.

Ad ogni modo, non è una novità: lo stesso giochetto, forse anche con lo stesso principio, si vociferava l’avesse già la Ferrari l’anno scorso. Solo che la Ferrari l’anno scorso non dava fastidio a nessuno.

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