Lui, l’Alpine e l’altra: la disputa legale per il contratto di Oscar Piastri (con lo zampino di Alonso)

mercoledì 3 agosto 2022 · Mercato

È il 1990, Alesi corre per Tyrrell, ma ha un accordo di massima sia con Williams che Ferrari. L’avvocato Agnelli dice: “Mi pare abbia messo un po’ troppe firme”. Così Oscar Piastri, in questo groviglio contrattuale che agita l’estate del cascomercato.

È una disputa che comincia a giugno, all’epoca Mark Webber – che lo segue come manager, se non altro per connazionalità – va a bussare a diverse porte per non tenerlo un altro anno in panchina all’Alpine. Vengono fuori due nomi, Williams e McLaren. Dall’Olanda scrivono che Latifi dopo il Canada è fuori.

Nessuno può saperlo che il posto all’Alpine si sta liberando, perché Alonso si sta muovendo per conto suo: sente Stroll e si offre all’Aston Martin, che infatti impone a Vettel una risposta prima della pausa estiva. Vettel lascia giovedì prima di Budapest, Alonso lunedì ha già il contratto.

L’Alpine cade dalle nuvole, Szafnauer non sa che rispondere, mercoledì riferisce che Alonso è irraggiungibile “perché è in barca in Grecia”. Alonso lo sputtana su Instagram, pubblica una story dai giardini di Oviedo e inquadra la data sull’aiuola.

Nel frattempo l’Alpine annuncia che Piastri è promosso per il 2023. Qualcosa non torna, è sospetto che nel comunicato ufficiale manchino le dichiarazioni ufficiali del pilota. Che infatti a stretto giro fa uscire una nota:

I understand that, without my agreement, Alpine F1 have put out a press release late this afternoon that I am driving for them next year. This is wrong and I have not signed a contract with Alpine for 2023. I will not be driving for Alpine next year.

L’Alpine ribadisce: “Piastri ha degli obblighi con noi. E noi con lui”. Disse una volta Dario Franchitti: “Contratti, clausole, sottoclausole. Solo stronzate, la Formula 1 è complicata per un pilota”.

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