Monza finisce… senza la fine: così la nuova Fia ribalta Abu Dhabi e (respinge l’assalto di Liberty)

domenica 11 settembre 2022 · Politica

Si ferma la McLaren di Ricciardo fra le due curve di Lesmo a sei giri dalla bandiera a scacchi, l’ok per mandare in pista la gru a recuperarla arriva in ritardo, nel frattempo in pista c’è la safety car e il Gran Premio d’Italia finisce così, senza il rush finale, senza il testa a testa fra Leclerc che aveva già perso e Verstappen che aveva già stravinto.

Carlo Vanzini in cabina di commento a Skysport fomenta il bar del tifoso: “Domenicali si farà sentire, è il fallimento della Federazione, fa bene la Formula 1 a cercare un’altra direzione”. E ancora: “Vi chiediamo noi scusa, dovrebbe farlo la Formula 1”. Il paladino dello spettacolo.

C’è una questione oggettiva, il ritardo della direzione corsa a dichiarare il regime di safety car in una condizione di palese necessità di neutralizzazione per compattare le auto e permettere che un mezzo di soccorso entrasse in azione senza pericoli. Ed è un punto.

Ma sul resto, a Monza la Fia dà la prova simbolica sonora del nuovo corso che riprende in mano lo sport, ribadisce l’autorità che negli anni ha svenduto progressivamente a beneficio dello show di Liberty Media, in ossequio alla filosofia traviata che ha prodotto porcate di regolamenti e una serie di scelte in direzione esclusiva dello spettacolo. Soprattutto l’oscenità del finale di Abu Dhabi nel 2021, l’assegnazione del titolo per effetto di una palese e comprovata violazione delle regole in funzione delle esigenze televisive.

Regole, appunto: “È stata seguita la procedura”, la nota ufficiale della Fia. Tradotto: non è stato forzato il protocollo per avere a tutti i costi la ripartenza.

Monza sotto quest’aspetto rappresenta il perfetto ribaltamento di Abu Dhabi, il vento che cambia nel weekend in cui Domenicali parlava di dare punti alle prove libere, fare le prequalifiche sul giro secco e rovesciare la griglia di partenza: “Ma i puristi storcono sempre la bocca”.

C’è in atto una guerra fra Liberty e la Fia per il controllo concettuale e regolamentare dello sport, un’operazione di facciata che è partita con la cacciata di Michael Masi. La Fia a Monza segna il suo punto.

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