Salta la maledizione: Alonso e Toyota vincono a Le Mans. E adesso la tripla corona non è così impossibile

domenica 17 giugno 2018 · Fuoriformula

Alla fine bastava cambiare giapponesi: Fernando Alonso sulla Toyota con Kazuki Nakajima e Sebastien Buemi torna a vincere un trofeo che conta, si aggiudica la 24 Ore di Le Mans come a maggio s’è aggiudicato la 6 Ore di Spa Francorchamps.

È una maledizione che salta, per lui dopo le frustrazioni con l’Honda, per Toyota dopo due anni consecutivi di shock alla Sarthe. Di fatto, Nando mette in piazza una prestazione maiuscola, nella notte recupera tutto lo svantaggio per la penalità che prima ha preso Buemi, vince una sfida vera senza ordini di squadra con l’altra Toyota di Kobayashi, Lopez e Conway che arriva seconda.

Ce l’aveva fatta Nico Hulkenberg nel 2015, prima di lui era dal 1991 – dai tempi di Herbert e Gachot – che un pilota attivo in Formula 1 non vinceva la più classica delle corse di durata.

Per un campione del mondo sul tetto di Le Mans invece bisogna scorrere le statistiche fino al 1972 per trovare Graham Hill, colui che ad oggi è l’unico al mondo con la tripla corona dell’automobilismo, questo progetto folle che frulla pure nella testa di Alonso: Gran Premio di Monaco, 500 Miglia di Indianapolis e 24 Ore di Le Mans.

Il primo tassello Matador l’ha messo nel 2006 con bis l’anno dopo, la seconda casella ha provato a spuntarla l’anno scorso e gli è andata buca, la maledizione dell’Honda l’ha seguito come un’ombra fino al catino più famoso del mondo. Oggi fa suo quel trofeo che nel 2013 la Porsche gli aveva offerto d’inseguire prima che la Ferrari mettesse un veto pretestuoso.

Adesso verso il traguardo della tripla corona Alonso ha due coppe su tre, di fatto pareggia con Montoya. Che a gennaio lo stuzzicava e che a Le Mans quest’anno c’è andato per la prima volta, per cui teoricamente rischiava di farlo lui il colpaccio, lui che Indy e Monaco ce li aveva già. E che invece s’è schiantato.

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