Come ottenere da un campione del mondo il pentimento falso che lui non è capace di partorire

lunedì 3 luglio 2017 · Paddock

Non dovevano decidere niente, perlomeno non oggi. La Federazione doveva stabilire se ci fossero le condizioni per il deferimento al tribunale internazionale. E c’erano, lo ribadisce il comunicato ufficiale delle 20:

…while respecting the Stewards’ decision, the FIA remained deeply concerned by the wider implications of the incident, firstly through the impact such behaviour may have on fans and young competitors worldwide and secondly due to the damage such behaviour may cause to the FIA’s image and reputation of the sport.

Insomma niente processo. Niente processo perché Vettel a Parigi, nel giorno del trentesimo compleanno, di fronte a Jean Todt e ai delegati della Federazione fa ammenda su quei fatti incresciosi di Baku, presenta “scuse sincere alla Fia e alla comunità sportiva”.

Se la cava a buon mercato: 12 mesi di impegno formale in attività educative nelle categorie minori, lavori socialmente utili, in effetti. In più, per una questione di decoro e coerenza la Fia l’esclude da ogni campagna per la sicurezza stradale da qui alla fine dell’anno.

Che siano sincere le scuse che gli salvano la testa non ci crede nessuno. Né oneste, né trasparenti. Piuttosto, arrivano come la scappatoia di fronte alla prospettiva di un procedimento giuridico pericoloso che poteva sfociare nella squalifica. Del resto, la Fia non fa mistero: più dei 10 secondi di penalità, “c’è solo la bandiera nera”.

È la terza volta in meno di due anni che la Federazione fa la voce grossa con la Ferrari, la mette con le spalle al muro, pretende – e chiaramente le ottiene – le scuse scritte: nel 2015 da Maurizio Arrivabene per la baruffa dei meccanici nella cerimonia del podio di Singapore, l’anno scorso da Vettel dopo il Messico per il turpiloquio via radio all’indirizzo di Whiting, adesso per una porcata che solo il tifoso più cieco ancora non qualifica come una porcata e basta.

Sta qui la vittoria della Fia: ottenere da un campione del mondo il mea culpa – per quanto falso – che lui senza dignità né maturità non è stato capace di partorire di propria iniziativa malgrado quattro mondiali e dieci anni di Formula 1. Vettel con Baku perde due volte.

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