Mercedes, in Brasile “il punto più basso in 13 anni” e quell’ipotesi disperata di violare il parco chiuso

mercoledì 8 novembre 2023 · Dal paddock
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Al traguardo, via radio, Alonso chiede della Mercedes: “Stanno morendo”, risponde l’ingegnere, con soddisfazione irriverente. In effetti il weekend del Gran Premio di San Paolo segna il punto più basso della stagione delle frecce d’argento, forse addirittura il più basso “in 13 anni di gare”, concede Toto Wolff. Le cause, secondo James Allison:

The main issue was hot rear tyres, which would give you the sort of tyre degradation we saw, but also an annoying amount of understeer.

I risultati: Hamilton ottavo a un minuto dal vincitore, Russell ritirato per surriscaldamento dopo 57 giri su 71, ultimi per velocità di punta, mai oltre 321 chilometri orari mentre Bottas, il migliore, fa 333.9; infine, Hamilton domenica nel suo giro più veloce paga da Norris 1.2 secondi.

Ad ogni modo, l’aspetto più grave non lo raccontano i numeri: martedì la squadra fa uscire su X la confessione di Wolff, che sostiene ci fosse a Interlagos, nella notte fra sabato e domenica, l’ipotesi di intervenire sull’assetto, violando il parco chiuso e partendo dalla pit lane. E che alla fine non sia stato fatto solo perché “non sapevamo nemmeno cosa cambiare per migliorare”.

Praticamente, la Mercedes soffre i weekend con le gare sprint. Non sempre, ma frequentemente. Per dire: a Spielberg poco grip e nessuna risposta, a Spa il porpoising, ad Austin la squalifica per eccesso di usura della tavola del fondo. Sempre Allison:

Every weekend, the job is to land the car in a place where it is as happy as it can be. Sprint weekend put particular pressure on that because you sort of get one go at it, maybe an adjust in the one hour you get, and we clearly haven’t landed in it where it did its best work. And that’s not an excuse, because it is a sprint weekend for everyone. And that one hour is what everybody has. But we generally get that right but not here.

Allison, Hamilton, Interlagos, Mercedes, Russell, T. Wolff,