Button canta: “We are the champions”. Lui e Brawn campioni del mondo in Brasile

domenica 18 ottobre 2009 · Gran Premi
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Magari può raccontare che l’ha fatto per lo spettacolo, può raccontare che ha tenuto il passo del gambero senza successi e senza grinta per non spegnere l’interesse dei fan. Finché non ha deciso di risvegliarsi in Brasile: Button a Interlagos non vince la corsa, ma fa una gara indiavolata, fra sorpassi e controsorpassi, un rischio dopo l’altro per urlare al mondo che lui è un campione degno e non sta rubando nulla.

Gli basta il quinto posto per mettere il Titolo in cassaforte con un Gran Premio d’anticipo. Taglia il traguardo e si mette a cantare We are the champions, poi corre da un capo all’altro del paddock, abbraccia papà John che piange lacrime di gioia.

Corona il sogno al decimo anno di Formula 1, dopo una stagione a due velocità: 61 punti nelle prime 7 gare, 28 appena nelle successive 9. Solo un ritiro, in Belgio per responsabilità di Grosjean. Nel complesso, una successione di piazzamenti d’oro che tengono alla larga Barrichello e la coppia Red Bull.

Fino al 2008 era uno dei tanti. Un solo successo, qualche podio, un paio di pole. David Richards lo aveva voluto alla B.A.R e di lui aveva detto: “Ha un talento straordinario, ma in questo sport bisogna essere al posto giusto nel momento giusto”. Infatti: per vincere ci voleva la Brawn del 2009.

Button ha guidato. Il resto l’ha fatto Ross Brawn: si è diviso fra tecnica e management, ha individuato per primo una zona grigia nel regolamento per avere più aderenza al retrotreno col doppio diffusore, ha ricomposto la squadra in estate quando il vantaggio si è sgretolato.

Flavio Briatore a marzo diceva: “Button è un paracarro, Barrichello un pensionato, Brawn un arrogante”. Adesso sono i nuovi campioni del mondo.

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