Toccata e fuga: Pescara e le altre, le piste dove s’è corso solo un Gran Premio

mercoledì 6 novembre 2013 · Amarcord

Ufficialmente è un anno sabbatico, ma il timore degli organizzatori è che la gara del 27 ottobre – quella dell’incoronazione di Sebastian Vettel – rischi di essere l’ultima in India e negli annali restino solo tre edizioni. Ma ad altre sedi è andata pure peggio, una sola volta in via ufficiale.

Pescara, 1957. Sul tracciato della Coppa Acerbo, 25 chilometri: è la pista più lunga che il campionato abbia mai incontrato. Tra il crono della pole di Fangio e quello di Brabham che chiude lo schieramento ci sono oltre 2 minuti di differenza. È un successo di pubblico, in uno scenario selvaggio al limite della ragionevole sicurezza. Vince Stirling Moss.

Ain Diab, 1958. La corsa assegna il campionato a Hawthorn sulla Ferrari e il titolo costruttori alla Vanwall. Ma si chiude in maniera funesta: proprio sulla Vanwall si blocca il motore e Stuart Lewis-Evans va fuori pista; ce la fa a sgusciare dalle lamiere che prendono fuoco, ma dopo muore per le ustioni.

Berlino, 1959. Si corre sulla parte occidentale del circuito dell’Avus, perché dopo la guerra quella orientale è rimasta in territorio d’occupazione sovietico. La sicurezza passiva non convince nessuno. S’impone Tony Brooks su Ferrari. Nello stesso week-end, Jean Behra sfonda un parapetto e si schianta mortalmente.

Monsanto, 1959. Nel parco forestale di Lisbona, si transita su superfici stradali d’ogni tipo, dall’asfalto ai lastroni di cemento, perfino sulle rotaie del tram. Anche qui, il successo va a Moss.

Sebring, 1959. Brabham agguanta il titolo, ma resta senza benzina all’ultimo giro e si classifica quarto spingendo la Cooper in salita nei cento metri finali, mentre Bruce McLaren si guadagna la prima vittoria. Gli spettatori sono quindicimila; alla 500 Miglia erano stati dieci volte di più.

Riverside, 1960. Apparizione isolata nel deserto di San Bernardino, a est di Los Angeles, praticamente a casa di Dan Gurney che si ritira per il guasto del motore. Vince ancora Moss, ma il campionato da tre mesi ha già incoronato Brabham con la Cooper.

Zeltweg, 1964. Non è il circuito vero, ma una successione di rettilinei nella base militare, in mezzo alle balle di paglia. S’impone Lorenzo Bandini.

Le Mans, 1967. Nell’unica uscita alla Sarthe, si gareggia sul tracciato corto, quello intitolato a Ettore Bugatti, che condivide con la pista maggiore il complesso dei box fino alla curva Dunlop. Il trofeo va a Brabham.

Dallas, 1984. Fa caldissimo, l’asfalto non regge, il warm-up per sfuggire al solleone si tiene alle 7 del mattino; Laffite per protesta si presenta in pigiama. Vince Rosberg su Williams, mentre Mansell per il caldo accusa un malore mentre spinge sul traguardo la Lotus con il cambio fuori servizio.

Donington, 1993. Senna sul bagnato confeziona un capolavoro. Al primo giro si mangia Schumacher, Hill, Wendlinger e Prost, va in testa e ci resta. Segna il giro record passando dalla pit-lane che accorcia la pista.

A. Senna, Brabham, Donington, Fangio, Ferrari, Mansell, McLaren, Moss, Williams,