Gran Premio di Singapore: il poker di Alonso dopo le grane di sabato. E che duello con Vettel

domenica 26 settembre 2010 · Gran Premi

Neanche 4 mesi fa, la Ferrari a Istanbul non faceva paura a nessuno: “Adesso è competitiva su ogni tipo di pista”. Cambia piuttosto l’avversario di turno: McLaren a Monza, Red Bull a Singapore. Due scenari tecnici completamente diversi e in cattedra c’è sempre lui: Fernando Alonso, che cala il poker e raggiunge Webber per numero di successi 2010.

Gli restano ancora 11 punti da rosicchiare al ragazzone di Queanbeyan, ma in sostanza la nottata di Marina Bay riapre ufficialmente il Mondiale: “È di buon auspicio. Per il Titolo ci siamo anche noi”.

È anche un impulso per l’autostima, perché Singapore mischia l’impegno fisico di Sepang con l’applicazione cerebrale di Monte-Carlo: “Fisicamente non è facile per me e meccanicamente non è facile per l’auto. Per quanto mi riguarda è la corsa più dura dell’anno, stai due ore nell’umidità su un circuito cittadino”.

A Stefano Domenicali piace sottolineare un dettaglio: “Che la corsa l’abbiamo vinta ieri”. Con la reattività nella gestione della mappatura del motore. “L’avete visto. Tenere testa a Vettel… mamma mia. E se ci partiva davanti non so come finiva”.

Alla fine sono giusto 2 i decimi di vantaggio sulla linea del traguardo, al culmine di un duello psicologico che comincia alla prima curva e va crescendo d’intensità. Fernando sminuisce: “Più della Red Bull mi preoccupavano tutte le macchine che dovevamo doppiare, trovavamo dei gruppetti e non era facile”.

Vettel però la pressione l’ha messa per bene: “Ho cercato di portare Fernando all’errore – ammette – ma lui non ha fatto uno sbaglio che fosse uno. Qua non è facile passare. Provarci sarebbe stato troppo rischioso”.

Insomma Seb qualche riflessione da ragioniere comincia a farla. Perché adesso la chiave di volta del Mondiale è più che mai la costanza: “Prendete Fernando, l’hanno dato per spacciato due volte e lui è tornato”.

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