Nürburgring, se i piloti minacciano lo sciopero e poi non sono compatti

martedì 9 luglio 2013 · Paddock life

Hanno provato a far saltare la baracca. O almeno hanno lanciato il sasso nello stagno: “Se i problemi delle gomme si ripresentano – scriveva l’associazione dei piloti alla vigilia del week-end al Nürburgring – non ci ritiriamo immediatamente dall’evento”. Il tema: la sicurezza. Aggiungeva Alonso: “Vogliamo solo essere tranquilli sul fatto che domenica sera torneremo a casa”.

La protesta dei piloti in Germania era mossa da paura concreta: “Perché una gomma che esplode – aggiungeva Toreador – manda per aria dei frammenti che possono essere pericolosi anche per il pubblico e per i commissari”. Meno concreta era l’unità: “Per esperienza – scriveva Martin Brundle su Twitter – posso dirvi che se uno vuole puntare una pistola alla testa di qualcuno, deve avere il proiettile”. E non è detto che i piloti ce l’avessero.

Nel 2001 a Monza avevano le coscienze sottosopra per gli attentati dell’11 settembre e per l’incidente di Alex Zanardi al Lausitzring, per cui cercavano l’accordo per congelare le posizioni al primo giro e mettersi al riparo dagli incidenti. La mozione la guidava Michael Schumacher: non riuscì a raccogliere tutte le firme. Jacques Villeneuve fece ostruzione aperta. Poi venne fuori che Benetton, Arrows e B.A.R avevano espressamente vietato di associarsi all’iniziativa.

Stavolta in Germania non c’erano nemmeno le squadre direttamente di mezzo. I piloti già non erano compatti, per via del fatto che non tutti aderiscono al sindacato. Per esempio Raikkonen, Bottas e Sutil sono fuori per scelta personale e venerdì già anticipavano che l’intenzione, almeno per loro, era di gareggiare comunque.

Anche perché Raikkonen di fatto sposa la teoria di Pirelli, secondo cui la crisi a Silverstone si è innescata per via degli assetti estremi: “Io non ho avuto mai neanche un problema tutto l’anno”. Quanto al rischio, con stizza e sufficienza puntualizzava: “Secondo voi perché usiamo i caschi? Quando si guida c’è sempre un pericolo”.

Al di là delle divergenze sindacali, sulla dinamica della protesta pesano due interventi. Il primo di tipo politico, di Ecclestone: “Se quelli provano a boicottare la gara si giocano la superlicenza”. Il secondo di tipo tecnico, della FIA che in via precauzionale ha imposto le pressioni e gli angoli di camber da usare per le gomme. Che Pirelli comunque aveva già accettato di modificare prima ancora che i piloti alzassero la voce.

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