Vettel e Hamilton a pari merito in testa al mondiale. Ma per il regolamento chi è davanti?

lunedì 10 aprile 2017 · Regolamenti

Premessa: è un’elucubrazione fine a se stessa, una fantasia, un esercizio forense e basta. Hamilton e Vettel dopo il Gran Premio di Cina hanno gli stessi punti, 25+18, una vittoria e un secondo posto ciascuno. Ai sensi del regolamento ufficiale della Federazione l’ex aequo non è ammesso. Quindi il nodo va sciolto: c’è Vettel o c’è Hamilton in testa al mondiale?

I siti di riferimento, gli unici due che contano, sono quello della Fia e quello della Formula 1, un accordo non l’hanno trovato: la Fia dà Hamilton, la Fom dà Vettel.

Regolamento sportivo allora: l’articolo 7.2 ovviamente dispone che il campionato lo vince chi fa più punti, in caso di parità chi ha più vittorie, comma a. In caso di ulteriore parità chi ha più secondi posti, comma b. In caso di ulteriore parità chi ha più terzi, e così via fino a trovare il campione del mondo, comma c.

Con Vettel e Hamilton la procedura s’inceppa. Loro in tutto e per tutto sono alla pari. Matematicamente, tecnicamente e perfettamente. Qui subentra il comma d, una cosa che a livello giuridico mette angoscia. Testualmente:

Se questa procedura non arriva a un risultato, la Fia nomina il vincitore in base al criterio che ritiene più opportuno.

Tradotto: la Fia a sua discrezione fa una legge ad personam e stabilisce chi si porta a casa il mondiale. Ora, sempre a livello puramente teorico, magari è opportuno premiare chi ha iniziato a vincere prima. Vettel allora, per Melbourne. O magari è più giusto andare a vedere i risultati delle qualifiche. Hamilton allora, due pole a zero.

La questione diventa politica. Facile che vinca chi ha più santi in paradiso, chi ha più avamposti nel Consiglio Mondiale. La parità a oltranza è improbabile da qui a novembre. Sì, ma se accadesse?

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