Gedda e il Gran Premio di Arabia Saudita, 10 curiosità che non sapevi di non sapere

giovedì 2 dicembre 2021 · Fuoriformula

Il nome. Gedda pare derivi da spiaggia, e ci può stare perché sorge sulla sponda orientale del Mar Rosso. Ma secondo altre fonti discende da una radice araba che significa nonna: la tradizione popolare narra che a Gedda ci fosse la tomba di Eva, la nonna dell’umanità.

Crocevia dell’Islam. Gedda è considerata Parigi d’Arabia, nel paese è la seconda città per grandezza dopo Riad, il passaggio obbligato per La Mecca e Medina.

Che orgasmo. La fontana di re Fahd è uno dei simboli di Gedda e dell’Arabia Saudita moderna: inaugurata nel 1985, preleva acqua dal mare e spara il getto più alto al mondo, quasi 260 metri. La base ha la forma del mabkhara, l’incensiere tipico della cultura araba.

Per gli instagrammers. Il quartiere più fotogenico è Balad, vicino al porto: è il centro storico, ci sono edifici tradizionali che hanno cinque secoli di vita.

Cinema. A Gedda è ambientato Aspettando il re, del 2016, con Tom Hanks. È tratto da un libro di Dave Eggers, che come al solito è meglio del film: attraverso gli occhi del protagonista, passa la quotidianità della città e della sua gente, in tutte le sue contraddizioni.

No visa. L’Arabia Saudita si è aperta tardi al turismo, solo nel 2019. E comunque non a tutti i paesi. In precedenza, uno straniero poteva ottenere un visto solo per pellegrinaggi e viaggi d’affari.

La controversia. Secondo gli organismi internazionali di difesa dei diritti umani, la nazione è ben lontana dagli standard occidentali, soprattutto per le donne. Diverse libertà che figurano nella dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, non esistono. Sui lavori della pista, l’ombra della kafala, la schivitù legalizzata.

Dress code. Da ottobre circola un prontuario per il paddock: per gli uomini niente calzoncini, per le donne vestiti castigati senza scollature, braccia sempre coperte, gonne sotto il ginocchio e assoluto divieto di trucchi. Non sono imposizioni; piuttosto, suggerimenti. Ma l’organizzazione nega li abbia mai scritti.

Il progetto. La matita è ancora una volta quella di Tilke, che la dinastia saudita ha convocato in extremis alla fine del 2020 per allestire le infrastrutture in un anno appena. Qualche numero: 37 mila tonnellate di asfalto, 600 mila di cemento, mille di vetro, oltre 160 mila di melma e detriti drenati dalla laguna.

Guardatelo e dimenticatelo, pure questo. Come già Losail per il Qatar, nemmeno Gedda è la sede definitiva per la Formula 1: il paese sta costruendo un autodromo a Qiddiya, vicino Riad.

Gedda, Tilke,