Potere del petrodollaro: il paradosso dell’Arabia Saudita che firma il contratto senza avere la pista

venerdì 13 novembre 2020 · Politics

C’è un asterisco su Barcellona e Interlagos che hanno la pista, ma non hanno il contratto. Non c’è asterisco invece sull’Arabia Saudita che ha il contratto, ma non ha la pista. E quindi nemmeno le tribune, per quanto stia già facendo prenotare gli ingressi per vedere la corsa.

Al di là delle controversie internazionali sui diritti umani, è un paradosso mica da niente, quando all’esordio nel mondiale manca solo un anno e non circola nemmeno uno scarabocchio del circuito.

Che sarà stradale e sarà a Jeddah, la seconda città saudita. In effetti non c’è da costruire un autodromo, perché quello, in parallelo, sta nascendo a Qiddiya, vicino Riyad. Ma resta da capire come allestire le vie di fuga, le barriere e tutte le strutture di servizio. Dopodiché ci vogliono tempi tecnici per l’approvazione della Fia. Per dire, Miami è rimasta in stand by nonostante il contratto sia già scritto e sottoscritto.

Da Jeddah chiaramente professano fiducia e mandano in campo il guru dei circuiti del nuovo millennio: è Tilke il salvatore della patria, dello sponsor e della dinastia saudita, l’unico con l’esperienza tecnica e amministrativa per gestire la pratica.

Per il resto, non è chiaro che tipo di garanzie – oltre che finanziarie, evidentemente – abbia portato l’organizzazione saudita a Liberty Media. Che fiuta i petrodollari come già faceva Bernie Ecclestone.

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