100 chilometri di cavi, 1600 proiettori: è italiana la luce a Singapore

lunedì 22 settembre 2008 · Fuoriformula

In principio era un capriccio di Ecclestone, un’idea affascinante e troppo costosa. Adesso è realtà: Singapore s’illumina per il primo Gran Premio in notturna. Oltre 100 chilometri di cavi per alimentare 1600 proiettori, sostenuti a 10 metri d’altezza da 240 piloni d’acciaio, serviti a loro volta da 400 chilometri di fibre ottiche e 40 quadri elettrici.

La ditta che se n’è occupata è italiana, ha 40 anni di esperienza nel settore della progettazione, produzione, installazione e manutenzione di impianti elettrici e telecomunicazioni, ha base a Ravenna ma è operativa anche in Senegal, Mali, Costa d’Avorio, Qatar e, appunto, Singapore.

Al vertice c’è Valerio Maioli, che per il mondo della Formula 1 non è un estraneo: nel 1981 fu lui a proporre alla Ferrari la sperimentazione del primo sistema di comunicazione radio fra box e pilota. Sempre lui convinse la FIA nel 1989 a unificare gli impianti tecnologici in tutti gli autodromi del Mondiale.

Accendere Singapore è solo l’ultima sfida. Con un bel carico di difficoltà: “Stiamo parlando di una pista cittadina, in cui l’impianto di illuminazione non è permanente. Bisogna montare e smantellare il sistema nel minor tempo possibile per non creare disagi, il che significa che sarebbe impossibile piazzare dei condotti sotterranei. Quindi prendiamo delle strutture reticolari d’alluminio, molto simili a quelle che si usano per fissare i riflettori nei concerti, e le usiamo per alloggiare tutti i cavi che ci servono”.

E deve filare tutto liscio senza intoppi: “Ci sono 12 coppie di generatori e per precauzione ognuna è assegnata a un ingegnere. Intanto dalla centrale si tiene sotto controllo il livello di potenza, per cui se salta uno dei generatori, subentra quello accoppiato. Se il guasto invece è sul cavo, si interviene con dei connettori di potenza. Quanto ai proiettori, è improbabile che ne saltino due adiacenti, perché l’alimentazione è separata”.

Fra prove e gara il sistema butterà nell’atmosfera più di 25 tonnellate di anidride carbonica. La FIA e i costruttori invece spingono in direzione dello sviluppo sostenibile. E sembra una contraddizione etica.

“Ogni giorno – dice Maioli a PadokF1 – mi fanno domande sull’ambiente. E la maggior parte delle volte sono domande polemiche. Noi abbiamo riprodotto un’intensità luminosa 4 volte maggiore di quella di uno stadio. Ma è 16 volte meno gravosa per l’ambiente”.

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