Le vaccinazioni anticovid in Bahrain (e nei dintorni): le strade dei ricchi… e della Formula 1

venerdì 19 marzo 2021 · Fuoriformula

La nuova geopolitica lo chiama sovranismo farmaceutico, è lo squilibrio nell’approvvigionamento dei medicinali. E dei vaccini, per esempio quelli per contrastare la pandemia da coronavirus.

Chi offre di più si accaparra più dosi. Dopodiché ne fa quello che gli pare, per esempio le offre ai potenti del mondo oppure le impiega come strumento politico e mediatico. Il Financial Times ha già scritto della processione di miliardari, reali e politici che sono andati negli Emirati Arabi a vaccinarsi.

Nemmeno tanto lontano dagli Emirati c’è il Bahrain, che ha proposto il vaccino al circo della Formula 1, sfruttando la contingenza favorevole del calendario: prima dose ai test del 12 marzo, seconda dose dopo il Gran Premio.

Liberty non può imporre alle squadre come muoversi. Ma ha dato un’indicazione di massima, anche attraverso le parole di Stefano Domenicali, più che altro per una questione d’immagine:

We don’t want to jump on the line of vaccination. I would say that I’m looking forward to be vaccinated as, I would say, everyone should be in this moment.

But we need to be prudent and see and respect, of course, what is the situation with all the vulnerable people. And we don’t want to be seen as the ones taking away for sure.

Alla fine, in occasione dei test, il vaccino a Sakhir l’hanno accettato un po’ tutti. Ferrari, Alpha Tauri, Red Bull. Dice Binotto: “Una straordinaria opportunità”.

Che da un lato alleggerisce il sistema sanitario nazionale, dall’altro determina quanto Liberty chiedeva di prevenire: che la Formula 1 non si confermasse quello che è, uno sport per ricchi che segue procedure per ricchi in un paese per ricchi.

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