Abu Dhabi, lo spettacolo prima di tutto. Così la Fia si è piegata alla nuova Formula 1 di Liberty Media

lunedì 13 dicembre 2021 · Regolamenti

Non è mai finita finché non è finita, che sia una gara oppure un campionato. L’epilogo pazzesco e controverso di Abu Dhabi da un lato riafferma un principio ancestrale dell’automobilismo sportivo, dall’altro mette a nudo nel modo più fragoroso e scandaloso la politica della nuova Formula 1 dove lo spettacolo viene prima di tutto.

Fa due scelte anomale Michael Masi, quelle che adesso la Mercedes ha intenzione di contestargli fino in fondo. La prima, autorizzare a sdoppiarsi solo quelli che stanno fra Hamilton e Verstappen: incomprensibile, dicono Sainz e Stroll, ma non sono gli unici a vederla così. La seconda, dare bandiera verde prima che sia trascorso un giro dalla comunicazione ai doppiati.

Teoricamente vengono violati due articoli del regolamento. O perlomeno, del regolamento come tutti l’hanno sempre inteso e come pure Masi – lui e non un altro – l’aveva applicato l’anno scorso al Nurburgring, quando per giustificare un regime di safety car incomprensibilmente lungo diceva: “Bisogna aspettare che siano passati tutti i doppiati, c’è una regola”.

Alla fine la Fia nel rigettare l’esposto della Mercedes tira in ballo la norma che riconosce al direttore di gara una certa discrezionalità su diverse procedure, inclusa quella della safety car. In effetti, ammette che si è derogato esplicitamente alla prassi. Norris chiosa:

It was obviously made to be a fight. It was for the TV, of course. It was for the result. Whether or not it was fair, it’s hard for me to decide.

Sta qui la gravità dei fatti, avere interpretato il regolamento in modo opportunistico, senza neanche l’intenzione di fare favori specifici, quanto per confezionare un ultimo giro da film di Hollywood. La Fia una volta era il potere sportivo e basta, oggi è una cabina di regia che lavora anche in funzione della Formula 1 come l’ha voluta Liberty Media.

Che cerca il wrestling a tutti i costi, ha portato le qualifiche sprint da tre a sei per l’anno prossimo e vendeva il Gran Premio di Abu Dhabi come “la gara del secolo” e così l’ha avuta. A costo di rompersi le ossa e giocarsi la faccia.

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