Multe o punti di penalità: la Formula 1 studia l’alternativa alle retrocessioni dopo le qualifiche

giovedì 26 ottobre 2017 · Regolamenti

Ha fatto discutere il caso di Hartley ad Austin, neanche scende in pista che già porta sul groppone 25 posizioni di penalità. Difficile da spiegare al tifoso distratto, però chi debutta a stagione in corso eredita il materiale di chi l’ha preceduto. Com’è giusto che sia, perché altrimenti una squadra che esaurisce i cambi liberi sostituirebbe i piloti per schivare le sanzioni. Improbabile in un top team, più verosimile come prospettiva in una squadra di secondo piano.

Ad ogni modo, la regola sulle retrocessioni è un punto che si dibatte da mesi perché porta a situazioni assurde e documenti infarciti di asterischi: a settembre a Monza per cambi di motori e pezzi vari, in tutto la Fia ha applicato 150 posizioni di retrocessione; nel 2015, sempre a Monza, era arrivata a 168. Il record.

Perciò è nutrita la frangia che chiede la revisione dei regolamenti. In prima linea, la McLaren con Zak Brown:

You take a penalty already when you break something on the car, or break a gearbox. If you have four or three engines per year, then when you break an engine you hurt yourself.

Auspica un cambio pure la Red Bull che non ha mai condiviso il tetto al numero dei motori, in effetti non ha mai condiviso nessun tetto, nemmeno quello alle spese. Christian Horner a Monza spiegava:

It is hard enough for us to get our heads around. Even going to the grid we were trying to work out if we were going to be 12th or 13th, because Perez had picked up a penalty but he had picked it up before or after somebody. It is too confusing.

È un discorso complesso, sul serio. E ogni intervento va pesato. Del resto, è ancora fresco il casino politico del 2016 sul formato delle qualifiche. La verità è che paradossalmente questo sistema delle retrocessioni, per quanto scomodo e farraginoso, oggi è l’unico per assicurare equità. Perché se il regolamento prescrive un limite al numero massimo di pezzi che puoi montare nell’arco del campionato, allora in qualche modo chi sgarra deve pagare. Ross Brawn giustamente osserva:

It’s an aspect of the regulations that needs looking at closely, because if it’s right in principle, its implementation is definitely difficult for fans to swallow.

Piuttosto, la farsa è un’altra: la griglia alla fine è corta, 25 posizioni non le paghi mai. Allora una volta il residuo del debito si convertiva in drive through oppure stop-and-go. Era una complicazione in più, di qui la rettifica che vige tuttora, il condono della penalizzazione a chi materialmente non la sconta per intero sullo schieramento.

Per tutti questi motivi, la Fia è aperta al confronto, aspetta idee oltre che critiche. C’è la proposta della sanzione pecuniaria, ma non è seriamente percorribile, finisce per danneggiare soltanto i piccoli. L’altra soluzione è la decurtazione dei punti nel mondiale costruttori. In percentuale da stabilire, un modo per abbattere la mannaia sulla squadra senza danneggiare il pilota.

Pure questa, comunque, una cura che rischia di fare più danni della malattia: oggi una sostituzione per necessità stravolge la griglia di partenza e – forse – la gara; il taglio dei punti vizia tutto il mondiale.

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