Dai record di Hamilton al crollo della Ferrari: le statistiche note (e meno note) della Formula 1 nel 2020

lunedì 14 dicembre 2020 · Statistiche

Gare doppie, gare ravvicinate, gare annullate. E protocolli di sicurezza strettissimi. Anche la Formula 1 manda in archivio una stagione anomala ma epocale, che agli annali consegna soprattutto il pareggio fra Hamilton e Schumacher. Queste le statistiche, serie o curiose. Ma anche irrilevanti.

In agenda. Per quanto stravolto nel calendario, il 2020 batte solo il record dell’inizio più avanzato, il 5 luglio contro il 27 maggio del 1951. Per estensione temporale, la stagione più corta resta quella del 1952, dal 18 maggio al 7 settembre, 112 giorni in tutto; per collocazione dell’ultima gara, il primato resta al 1962, con il Gran Premio del Sudafrica il 29 dicembre.

Il crollo dei record. La Mercedes con il settimo titolo costruttori di fila ha battuto il primato che aveva fissato la Ferrari di Todt e Schumacher fra 1999 e 2004. Da parte sua, Hamilton ha tolto a Schumacher il primato delle vittorie, dei podi e dei chilometri al comando, l’ha raggiunto per numero di titoli mondiali.

Profeta in patria. Con il settimo successo a Silverstone, in circostanze rocambolesche tra l’altro, Hamilton è il pilota che ha vinto più volte la gara di casa; ha superato Prost con sei vittorie in Francia.

Cavallino azzoppato. Con il sesto posto in campionato, senza pole e senza vittorie, la Ferrari invece chiude il suo anno peggiore dal 1980, quando fu decima in classifica generale con 8 punti appena, 6 con Villeneuve e 2 con Scheckter.

Highlander. Raikkonen è il più attivo della storia, ha sorpassato Barrichello. Sul numero esatto di partecipazioni comunque non c’è unanimità, perché qualcuno non conta Spa 2001 dove fu data una ripartenza e Raikkonen non c’era: del resto, è noto che il libro dei record è pieno di incongruenze e pignolerie.

Via col vento. La pole di Hamilton a Monza è stata la più veloce della storia, alla media di 264.362 chilometri orari batte il record che aveva fissato Raikkonen sulla Ferrari nel 2018 alla media di 263.588.

Sotto il minuto. La pole di Bottas a Sakhir, sulla pista corta, è invece la più bassa di sempre: 53.377 appena, il record era di Lauda a Digione, in 58.79 nel 1974.

Nella morsa della pandemia. Non ha deciso il mondiale, ma il coronavirus ha determinato assenze più o meno importanti nel corso del campionato. Dopo il primo caso del meccanico della McLaren a Melbourne, sono risultati positivi: Hamilton, Perez, Stroll padre e figlio, Roberts alla Williams, Isola di Pirelli, Wheatley alla Red Bull, più alcuni uomini di Mercedes, Renault e Racing Point.

Quando il gatto non c’è. E a proposito del forfait di Hamilton in Bahrain: escludendo i casi di ritiro dall’attività agonistica, l’ultima assenza del campione del mondo in carica risaliva al 1996, a Magny Cours per il ritiro di Schumacher nel giro di formazione. E prima ancora, al 1985 a Spa e Brands Hatch, per infortunio di Lauda.

Il segno dei tempi. La Williams dopo 25 anni è scesa dal podio delle squadre con più vittorie in Formula 1: in Bahrain l’ha superata la Mercedes 115 a 114.

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