PHOTO CREDIT · Bbc

Paura, disagio e quasi forfait di Schumacher: così la Formula 1 reagì all’11 settembre

sabato 11 settembre 2021 · Amarcord
tempo di lettura: 2 minuti

Quando Al Qaida sferra l’attacco all’America e al mondo, sono i giorni in cui la Formula 1 prepara il Gran Premio d’Italia. È martedì e se lo ricordano tutti, domenica c’è la corsa. La prospettiva di cancellarla non è mai seria, ma nel cinismo consolidato del paddock certe questioni internazionali sempre filtrano. E comportano domande.

Così la Ferrari è rossa pura, senza sponsor, col musetto a lutto. La Jaguar che si regge sui dollari della Ford pensa al forfait, poi non l’attua. Per il resto, è tutto un fiorire di bandiere americane, per cui la faccia è salva. Forse.

Sabato pomeriggio si aggiunge la tragedia di Zanardi che perde le gambe al Lausitzring in Formula Cart. Barrichello quando ripensa a quel weekend racconta:

It has been very dark, not only for what happened in the United States but what happened to Zanardi. I couldn’t stop thinking about him.

Paura, disagio, malavoglia. Allora domenica mattina i piloti cercano l’accordo per congelare le posizioni al via, passare indenni almeno la tagliola delle chicane. Al di là del messaggio che intendono trasmettere, resta una mozione confusa. Con personalità e umanità, la guida Schumacher che non raccoglie tutte le firme: Villeneuve fa ostruzione aperta, poi viene fuori che Benetton, Arrows e Bar – cioè Briatore, Walkinshaw e Pollock – hanno espressamente vietato il patto ai loro piloti.

Finisce che si corre regolarmente, Ecclestone sulla griglia avvicina Montoya che è in pole sulla Williams: “Vai, questa corsa è tua”, gli dice. E lui vince, per la prima volta in carriera. Schumacher invece fa una gara scialba, si piazza quarto, saluta sbrigativamente e si rifugia in Svizzera.

Qui comincia un’altra storia: la stampa tedesca riferisce abbia intenzione di smettere. O perlomeno prendersi una pausa, saltare l’appuntamento successivo. Che per una coincidenza disgraziata è negli States. Ecclestone allude a una rappresaglia, lascia intendere che un’assenza eventualmente può significare punti di penalità e può rimettere il titolo in ballo.

La resa di Schumi è un’eventualità che nemmeno Todt sente di escludere. Al punto che la Ferrari a Indianapolis spedisce anche il sedile di Badoer. Alla fine Schumacher onora nome e contratto, applaude l’ultimo successo di Hakkinen, che là a Indianapolis annuncia il ritiro: “Non è più il mio mondo”.

Arrows, Badoer, Bar, Barrichello, Benetton, Briatore, Ecclestone, Ferrari, Ford, Hakkinen, Jaguar, Montoya, Monza, Pollock, Schumacher, Todt, Villeneuve, Williams, Zanardi,